Au revoir, Monsieur Moebius

Un ricordo del visionario gigante
del fumetto mondiale

Questo articolo è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stato pubblicato sul sito UBCfumetti
il 12 marzo 2012

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

© Jean Giraud

Il 10 marzo è morto Jean Giraud, uno degli autori completi più importanti del fumetto mondiale. È stato quello che più ha influenzato la bande dessinée degli anni settanta,
quindi il Fumetto Mondiale.

© Jean Giraud

Senza di lui Pazienza e Ōtomo non avrebbero mai intrapreso quella ricerca del tratto che alla fine li avrebbe resi famosi. Il suo messaggio disegnato si fondeva totalmente con una sua percezione mistica della realtà, tanto da rendere qualsiasi suo racconto ambiguo e inquietante.

© Edizioni BD

A questa sua concezione personale del narrare si deve la collaborazione con Jodorowsky ( l’incredibile Saga dell’Incal o il magnifico Gli occhi del gatto ). I suoi racconti rimarranno scolpiti per sempre nella Storia e sono una sequenza impressionante di capolavori, dove stili narrativi e grafici si intrecciano senza requie, fino a sembrare uno stile unico.

© Jean Giraud

Dagli esordi su Hara Kiri e su L’Echo des Savanes, riviste a fumetti già rivoluzionarie per l’epoca ma con matrice satireggiante, alla creazione della casa editrice Les Humanoïdes Associés, voluta da lui e da altri grandi del fumetto fantastico francese quali Dionnet e Druillet, ha sempre spiazzato coi suoi repentini cambi di rotta.

© Jean Giraud

Gli stili sfoggiati in capolavori quali Cauchemar blanc ( Incubo bianco ), Le Bandard fou ( Il fallico folle ), The long tomorrow ( il fumetto che più di tutti ha ispirato il cinema cyberpunk ), il cangiante Arzach ( anche nel nome del protagonista che, di episodio in episodio, vede cambiare il titolo: Arzach, Arzak, Harzac e così via ), L’homme est-il bon? ( L’uomo è buono? ), Le garage Ermetique ( Il garage ermetico ), Venise Céleste (Venezia Celeste), Le monde d’Edena ( Il mondo di Edena – iniziato come progetto voluto dalla Citroën con Sulla stella e poi continuato indipendentemente ) e tantissimi altri lo hanno spinto a darsi un nuovo nome d’arte, diverso da quelli usati per le produzioni satiriche o per la saga di Blueberry: Moebius, ispirato dalle teorie del matematico e filosofo Möbius, uomo di scienze del diciannovesimo secolo. Möbius, oltre ad avere ispirato il nome d’arte più famoso di Jean Giraud, è stato anche artefice del famoso ed omonimo nastro, oggetto impossibile ( avendo un solo lato e uno solo bordo), frutto di un’elaborata speculazione matematica, che è divenuto il simbolo dell’infinito.

© Jean-Michel Charlier

La sua percezione del futuro è compenetrata nell’immaginario collettivo. Non si tratta di influenze ma di un’autentica imposizione. La sua visione ci è data e ora noi abbiamo un grande debito nei suoi confronti. Solo ai grandissimi è concesso un onore così grande.

© Jean Giraud

L’impatto visivo provocato dalle sue opere è stato tale da influenzare il cinema di fantascienza che, proprio sul finire degli anni settanta, aveva trovato una sua definitiva dignità; Alien, Tron, Dune, Il Quinto elemento, solo per citarne alcuni. Riconosciuto in tutto il mondo come un maestro dell’arte grafica, ha lavorato per tutti i mercati, americano ( realizzò un Silver Surfer memorabile ) e giapponese compresi.

© Marvel Comics

Il suo apporto al mondo dell’arte è stato immenso e, con tutte le sue opere ancora incompiute, l’unica speranza è che, prima di morire, magari in uno dei suoi viaggi nei luoghi più magici del pianeta, abbia escogitato un metodo per tornare indietro nel tempo, magari a cavallo del suo nastro preferito, quello a cui deve il nome.

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© CMCT e UBCfumetti

Ciao Luigi

Il saluto al grande editore
di fumetto autoriale italiano

Questo articolo è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stato pubblicato sul sito UBCfumetti
il 4 novembre 2013

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Luigi Bernardi

Luigi Bernardi se n’è andato il 16 ottobre. La discrezione di questa figura fondamentale nella cultura degli ultimi trent’anni impone un saluto sobrio, senza frasi ridondanti o iperboli particolari.

Luigi Bernardì è stato un uomo illuminato, amante della racconto e del raccontare, che da dietro le quinte e con il suo saper fare ha saputo influenzare la narrativa di genere più di chiunque altro nel panorama italiano. Scriverne ora non è da sciacalli dell’informazione: chi mi conosce sa che ne parlavo in questo modo già venticinque anni fa, quando mi fece conoscere i libri di Pennac e mi introdusse a Burroughs. Guardarlo muoversi con nonchalance tra quella marea di talenti ancora a venire, un autentico vivaio che lui coltivava con passione, era un insegnamento all’amore per la letteratura, per il raccontare che oggi dovrebbe essere considerata scuola, se solo non fossimo circondati da rock-star dell’editoria.

Le avventure di Max Fridman
RAPSODIA UNGHERESE
1982
Di Vittorio Giardino
© L’Isola Trovata

Con poche parole indicava cosa c’era di valido nel multicolore mondo della narrazione e ciò che invece era bluff. Impietoso, certo, schietto ma mai aggressivo. Mai. Non solo: è stato un grandissimo dell’editoria a fumetti. Il suo prodotto si contraddistingueva sempre per la confezione eccelsa. Basta sfogliare una pagina qualsiasi di Nova Express, l’ultima meravigliosa creatura del panorama delle riviste contenitore a fumetti, dove la carta, la grammatura, persino i caratteri dei numeri di pagina erano curati in un modo che non s’era mai visto. “Costa tantissimo un numero di Nova” mi disse una volta al banco di un bar, davanti a un caffè “Troppo” e io gli dicevo “Sì, ma è meravigliosa” e lui sorrideva. Perché voleva questo dalle persone che arrivavano i suoi prodotti: lo stupore negli occhi, il sense of wonder.

Lo otteneva sempre.

In Italia Luigi si è distinto immediatamente per la sua passione per la letteratura a fumetti e di genere. Profondo conoscitore dei meccanismi della narrazione ma anche memoria storica di portata non comune. Partecipava attivamente a fanzine, iniziative culturali amatoriali e autofinanziate, alcune dalla vita effimera, dove indicava con precisione cosa ci saremmo letti nei venti o trent’anni successivi. Crea la casa editrice L’Isola Trovata, che propone un catalogo di autori di fama mondiale: Breccia, Muñoz, Sampayo, Mattotti, Scarpa, Ghigliano, Berardi, Calegari, Milazzo, Pichard, Tardi, Lauzier, Altan, Cavezzali, Panebarco tra gli altri. Non contento, invade le edicole con una rivista divenuta storica: Orient Express, che si contraddistingue dalle altre per la qualità eccellente delle storie e la cura per i redazionali. È su quelle pagine che Ken Parker si trasforma da fumetto popolare a fumetto, che Magnus può finalmente sfoggiare il suo stile e talento eccezionale presentando al mondo le splendide avventure de Lo Sconosciuto e dove, finalmente, viene tradotto il capolavoro di Cadelo, I cavalieri del Santo Asse, scritto da Jodorowsky.

Orient Express n. 19
Marzo 1984
Disegno di Silvio Cadelo
© L’Isola Trovata

Orient Express è la sua prima vera creatura e in essa riversa tutto il proprio amore per la cura dei dettagli. Da allora è un susseguirsi di idee brillanti, innovative, commoventi per la passione di cui sono intrise. Non contento crea la Glénat Italia che ha il pregio di rilanciare Lupo Alberto ma soprattutto di introdurre un fumetto di un mercato che di lì a poco avrebbe letteralmente spopolato: Akira, di Katsuhiro Otomo.

Lupo Alberto n. 1
1985
Disegno di Silver
e
Akira n. 1
Aprile 1990
Disegno di Katsuhiro Ōtomo
© Glénat Italia

È il 1990 e l’epoca de L’Isola Trovata e di Glénat Italia si sta per chiudere per lasciare il posto a quello che può essere ritenuto il più ardito sogno editoriale nel campo del fumetto.

Mangazine n. 1
Aprile 1991
Disegno di Sanpei Shirato
© Granata Press

Cosa è stata Granata Press per l’editoria Italiana non è facile da descrivere perché chi dice Granata Press non può non dire Metrolibri, casa editrice che col fumetto ha poco a che fare ma che ne è legata a doppio filo .

Plot n. 1
Giugno 1991
Disegno di Roberto Baldazzini
© Metro Libri

Nata come casa fornitrice di servizi editoriali, la Granata inizia con la romana Play Press, di cui cura il lettering degli albi a fumetti che preludono la grande invasione di comics Marvel per poi, nell’arco di pochissimi mesi, divenire una casa editrice punto di riferimento per tutto il fumetto italiano.

Magnus
Le femmine incantate

Novembre 1990
© Granata Press

Alcune scelte editoriali segnano la svolta. Ken il guerriero e Mangazine invadono le edicole, facendo esplodere la mania manga che tutt’oggi imperversa, seguiti dall’astro più luminoso, Nova Express. Anche qui è inutile cercare di spiegare cosa ha significato Nova Express per il mondo dell’editoria come è impossibile dimenticare l’editoriale del numero uno: pochissime righe di dura condanna per l’avvio della prima guerra del Golfo.

Nova Express n. 1
Marzo 1991
Disegno di Howard Chaykin
© Granata Press

Sui sommari dei sedici numeri di questa rivista scorrono Magnus, Frank Miller, Saudelli, Ikegami, Pirus, Chaykin, O’ Neill, Mattotti, Igort, Hewlett, Baldazzini, Varenne, Deum, Mezzo, Catacchio, Gabos, Vinci e tantissimi altri. Ma è con la semisconosciuta Metrolibri che Bernardi lascia la sua impronta indelebile: Lucarelli, Cacucci, Fois, Ferrandino, Di Giovanni, Teodorani non sarebbero chi sono senza il lancio voluto da Bernardi per la sua Metrolibri: era nato il Gruppo 13.

I Delitti del Gruppo 13
1991
Disegno di Massimo Moscati
© Metro Libri

Purtroppo Granata Press e Metro Libri, per i costi elevati che rendono insostenibile la loro vita editoriale, terminano contemporaneamente, legate economicamente come sono e per Luigi inizia la seconda fase della sua vita artistica, prettamente artistica. Si divide tra la scrittura e le collaborazioni importanti con case editrici del livello di Einaudi e Hobby & Work.

Crepe
L’ultimo romanzi di Luigi Bernardi

2013
© Il Maestrale

E non solo. Scrive. Scrive probabilmente quello che avrebbe voluto leggere: romanzi noir d’ambientazione prevalentemente bolognese. Scrive per il teatro e, finalmente, scrive fumetti. Inventa i personaggi Clea C. e Gaijin e ripropone il personaggio Fantomas sostituiendo l’ultima lettera del nome, creando Fantomax, disegnato da Onofrio Catacchio.

Fantomax. Non temerai altro male
di Luigi Bernardi e Onofrio Catacchio
2011
Copertina di Onofrio Catacchio
© Ccconino Press

Un’anima in subbuglio

Sono tantissime le iniziative volute da Luigi Bernardi e molte di più quelle in cui è stato coinvolto. Non ci è dato sapere cosa covasse mai in questi ultimi tempi. Quello che dobbiamo sapere e di cui dobbiamo fare tesoro è sicuramente il suo ruolo di Maestro culturale e di vita. Amante del concetto di bottega e gavetta, non aveva paura di spronare coloro che gli si proponevano con le proprie opere laddove scorgeva una qualche competenza artistica. Allo stesso modo, era garantito, riusciva a sconsigliare di perseverare oltre coloro che francamente non avevano la stoffa ( e di rado ha sbagliato ) e questo, in un periodo dove l’apparire è infinitamente più importante dell’essere, rende incolmabile il vuoto che lascia.

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© CMCT e UBCfumetti

Moebius, l’assoluto

Assolutamente Jean Giraud

Questa articolo è stato creato da
Claudio Mauricio Crimi Trigona
per il sito UBCfumetti
ed è stato pubblicato il 7 gennaio 2013

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Moebius
ovvero
Gir
ovvero
Jean Giraud

Qualche pomeriggio fa ho comprato gli ultimi due volumi dedicati a Moebius
da Panini Comics.
Il primo è l’avvio della collana Absolute Moebius: cartonato, prezzo relativamente contenuto, stampa buona, carta patinata, ottima grammatura, colorazioni tali e quali a quelle originali, lontane dagli standard sbalorditivi datici dai software attuali ma evocativi dei ( meravigliosi ) tempi che furono e… Moebius in tutto il suo splendore.

Absolute Moebius n.1
La cittadella cieca
2012
© Panini Comics

Parliamo dei capisaldi degli inizi, di ciò che Moebius ha rappresentato prima della grande saga dell’Incal: La cittadella cieca, Incubo bianco ( qui proposto incautamente a colori: peccato! ), Ktulu e altre delizie mirabolanti.
Opere già note che non fanno che confermare, oltre alla bravura, anche l’importanza di Jean Giraud nel mondo dell’immaginario e l’innovazione che il suo segno ha portato negli stili grafici e narrativi di tutte le scuole fumettistiche.

Il secondo volume, special della collana di cui sopra, merita ancora più attenzione perché è la prima opera postuma del grande maestro pubblicata in Italia. Arzak l’ispettore è un gioiello con tutte le caratteristiche di stampa del volume di cui sopra col valore aggiunto di essere totalmente inedito in Italia, come inedite sono le immagini che lo corredano.

Arzak l’ispettore
2012
© Panini Comics


Senza alcun apparato redazionale è Moebius nudo e crudo, al massimo della forma. C’è tutta la sua grande scuola e il suo stile grafico dove l’accuratezza delle prospettive, delle proporzioni anatomiche e dei paesaggi lasciano senza parole. Le sue vignette non sono semplici disegni ma fotogrammi di scene in movimento: Arzak a cavallo del suo pterodattilo perso in un paesaggio mozzafiato sembra immobile eppure si percepisce il delicato movimento planante.
E poi la storia: bella e delicata, un autentico commiato celebrativo.

In questi volumi è chiarissimo di come Moebius sia stato uno spartiacque nel fumetto mondiale. Prima c’era il fumetto classico, dei grandissimi, dopo Moebius ci sono stati geniali emuli quali Pazienza, Manara, Ōtomo, Miller, Caza, con tutto quello che ne consegue.
Basta guardare i loro segni per vedere chiaramente quanto Jean Giraud sia stato loro d’ispirazione.

L’altra sera ho sfogliato per Arzak l’ispettore e mi sono commosso all’idea che mai più, mai più potrò provare quell’ebbrezza che ho provato per ben trentadue anni ogni volta che scoprivo un’opera di Moebius. L’ho sfogliato e alla fine l’ho risfogliato e quando l’ho chiuso ho guardato la copertina e mi si è stretto il cuore.

Grazie Jean Giraud. Grazie Moebius. Grazie Gir.

In qualunque universo tu sia andato a finire, grazie.

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© CMCT e UBCfumetti

Conan, il barbaro

Il più famoso personaggio creato dallo scrittore Robert Erwin Howard è divenuto il fumetto di heroic fantasy più apprezzato di tutti i tempi.

Questo articolo è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stato pubblicato sul sito UBCfumetti
il 19 settembre 2006

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Conan the Adventurer
Dipinto di Frank Frazetta
© 1974 Frank Frazetta

Difficilmente un personaggio della letteratura di genere è riuscito a penetrare così a fondo nell’immaginario collettivo toccando tutti i media possibili immaginabili: letteratura, fumetto, cinema, cartoon, videogiochi, televisione, giochi da tavolo, giochi da tavolo e marchandising di ogni tipo.
Ma la genesi di questo personaggio si ha in un momento storico particolare: la Grande Depressione Statunitense che porterà l’enorme diffusione di un particolare tipo di intrattenimento popolare: la lettura dei pulp magazine.

Weird Tales
n. 8 anno 1934
© Popular Fiction Publishing

Conan il barbaro è stato creato per la rivista Weird Tales nel 1932 da Robert Erwin Howard ed è di fatto il primo protagonista dell’Heroic Fantasy, genere che porterà poi alla nascita di capolavori come Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien.
Howard, in soli ventidue racconti, crea il decadente mondo dell’Era Hyboriana, un’epoca collocata circa 12.000 anni fa, popolata da civiltà fantastiche e da maghi e creature mostruose, dove la barbarie e la corruzione sono all’ordine del giorno ( barbarie? corruzione? si, lo so: sembrra la nostra epoca ).

Weird Tales
n. 5 anno 1934
© Popular Fiction Publishing

In questo mondo vaga Conan, dipinto a tinte fosche come uomo estremamente violento ma con un codice morale inflessibile. Importantissimo è il mondo in cui Conan vive. Howard stesso fornì ai lettori un numero notevole di cartine da lui stesso disegnate in cui i vari regni sono distribuiti su un continente che per forma e per distribuzione etnica assomiglia al blocco afro-euroasiatico. Cimmeria, il regno in cui è nato Conan è a nord, sopra Aquilonia, la nazione più potente dell’Era Hyboriana. Ma ci sono anche Hyperborea, Nemedia, Brytunia, Stygia e tantissimi altri stati governati da re èer lo più crudeli e totalitaristi. Howard non lascia nulla al caso e ogni popolo ha la propria mitologia. Quella di Conan è semplice ed è alla base della sua morale: Crom è il capo di tutti gli dei. Oscuro e selvaggio lancia sciagure dalla cima della montagna in cui vive. Dona a ogni nato la forza, il coraggio e la volontà per uccidere i propri avversari e odia i deboli. Da qui è facile comprendere l’atteggiamento di Conan nei confronti di un’epoca in cui la corruzione e la decadenza regnano sovrane.

Conan The Conqueror
1950
© Gnome Press/Lancer

Negli anni sessanta del XX° secolo, sulla scia del successo della letteratura Tolkeniana, la Lancer Books acquisisce i diritti di ristampa della saga Howardiana. Per l’occasione l’incarico di realizzare le copertine viene affidato a Frank Frazetta. L’artista dipinge una serie di illustrazioni eccezionali per dinamismo e potenza riuscendo a infondere l’essenza della narrazione di Howard. I volumi in cui sono raccolte le avventure di Conan riscuotono un successo straordinario e la sua popolarità continua a crescere.

Nel 1970, nel tentativo di cavalcare il successo del filone narrativo dell’heroic fantasy Roy Thomas, incaricato dalla Marvel Comics, contatta l’agente di Lin Carter per lo sfruttamento dei diritti di un suo personaggio, Thongar di Lemuria.

Conan, The Barbarian n. 1
Ottobre 1970
Disegno di Barry Winsor-Smith
© Marvel Comics

La cifra richiesta è ritenuta troppo esosa e Thomas ripiega su un personaggio minore della stessa casa editrice: Conan. Accettato l’incarico nella speranza di gestirlo solo per breve tempo lancia la collana Conan The Barbarian ( che durerà invece 275 numeri dall’ottobre 1970 al dicembre 1993), che gestirà per più di dieci anni portando il personaggio a un’insperata popolarità. La sequenza iniziale di ventiquattro episodi viene disegnata da Barry Smith (solo in seguito diventerà Barry Windsor-Smith ) dal tratto ancora acerbo ma originale con cui è già in grado di disegnare storie egregie tra cui spicca La torre dell’elefante ( Conan the Barbarian 4 dell’aprile 1971 – in Italia Albi dei Super-eroi 16 Editoriale Corno o Conan Saga 1 ( Comic Art ), illustrato con stile liberty e una composizione delle immagini che a tratti ricorda Jim Steranko.

Conan
Disegno di John Buscema
© Marvel Comics

Dopo Smith entra in gioco John Buscema che legherà in modo indelebile il proprio nome al personaggio.

Conan
Disegni di Tony De Zuniga
e Alfredo Alcala
© Marvel Comics

Con il tempo il successo di Conan The Barbarian spinge la Marvel Comics a varare nuove collane quali Savage Tales, cinque numeri dal maggio al luglio 1971, la più longeva Savage Sword of Conan con i suoi 235 numeri pubblicati dall’agosto 1974 al luglio 1995 e disegnata da alcuni grandi disegnatori tra i quali spiccano Tony Dezuniga e Alfredo Alcala e le sue splendide copertine, molte dipinte da Boris Vallejo,

Conan
Dipinto di Boris Vallejo
© Marvel Comics

King Conan, cinquantacinque numeri dal marzo 1989 al novembre 1998, Conan the Adventurer quattordici numeri dal luglio 1994 al giugno 1995, alcune miniserie, svariati volumi tra one-shots e graphic novels e una serie di strips per i quotidiani.
Nel 2000 le ultime pubblicazioni da parte della Marvel Comics. Alla fine del 2003 la Dark Horse Comics pubblica il numero zero di Conan, dando così il via a una nuova collana dedicata all’eroe cimmero gestita da Kurt Busiek e disegnata da Cary Nord.

Conan
Disegni di Barry Winsor-Smith
e John Buscema
© Marvel Comics

Nonostante questo turbinio di autori succeduti a Howard nell’arco di ottant’anni la saga del cimmero ha seguito sostanzialmente le linee narrative impostate dal suo creatore. Conan infatti rimane il personaggio nerboruto, dalla forza fisica impressionante, dall’impulsività per certi versi spiazzante. È un eroe che non si pone il problema di uccidere se necessario, come è un ladro che non disdegna di regalare il proprio oro a chi ne ha più bisogno o di passare la notte con qualche bella prostituta. Nato in un campo di battaglia in Cimmeria, sua terra d’origine, figlio di un fabbro, fin da giovanissimo intraprende un lungo viaggio solitario per le terre di Venarium, ai confini del grande regno di Aquilonia, partecipando a numerose battaglie e scorrerie. Dopo essersi unito a un gruppo di Aesir viene catturato e fatto schiavo. Fuggito dalla sua prigionia sopravvive come ladro per qualche tempo fino a quando si arruola come mercenario nell’esercito di Turan. È in questo periodo che, già spadaccino notevole, impara l’arte del tiro con l’arco e dell’equitazione. Purtroppo, dopo uno scontro con un suo superiore, è costretto a fuggire arruolandosi dove può fino a quando non incontra Bêlit, un’avventuriera pirata, e la segue nelle sue scorrerie divenendone presto l’amante.

Conan
Vari esempi di marchandising
© degli aventi diritto

Da questo punto la vita di Conan viene scritta dagli autori successivi a Howard che la gestiscono come meglio possono proseguendo la storyline fino alla vecchiaia, quando viene sostituito dal figlio Conn. Gli autori del fumetto Marvel spessissimo si rifanno a questi romanzi con fumetti che purtoppo quasi nulla hanno a che vedere per spessore e qualità con i racconti howardiani.

Quando Bêlit muore uccisa da un demone guardiano di una città perduta, Conan riprende la sua vita da predone, mercenerio e pirata a seconda dell’esigenza. Infine, dopo che la sua fama è cresciuta a causa delle sue imprese, si arruola nell’esercito aquiloniano. Grazie alle sue doti di condottiero scala velocemente la gerarchia militare e quando ormai è più famoso del corrotto Numedides, il sovrano di Aquilonia, rimane vittima di un complotto che lo costringe alla fuga. Rifugiatosi tra i Pitti organizza la rivolta e detronizza il malvagio imperatore prendendone il posto.

Cartina di Hyboria
© degli aventi diritto

Conan e il suo universo feroce e poetico toccano da sempre corde irresistibili in chi lo ama e sia nei racconti di Howard che nei fumetti di Thomas o Busiek che nel film del 1980 diretto da Milius l’iconografia crepuscolare e selvaggia travolge gli appassionati sognatori romantici e i cuori tumultuosi che sempre batteranno per Conan, il cimmero.

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originale che si trova al link
http://www.ubcfumetti.com/enciclopedia/?11645
© CMCT e UBCfumetti

The New Avengers

I Nuovi Vendicatori

Questo articolo è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stato pubblicao sul sito UBCfumetti
il 13 marzo 2006

Il seguente pezzo fa parte di Avengers Project
Avengers Project è stato ideato e proposto dall’autore a uBCfumetti alla fine del 2005 e doveva comporsi di schede enciclopediche dedicate al gruppo di eroi Marvel

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Avengers Revolution

Dal n.78 al n.83 di Thor ( Panini Comics ) è stato pubblicato il primo ciclo della nuova collana The New Avengers che sostituisce la ultraquarantennale The Avengers, resa ormai imbolsita da una serie di altalenanti gestioni.
A condurre l’intera operazione con vero sense of marketing è Brian Micheal Bendis, assieme a Mark Millar, autentico demone rivelatore delle più oscure trame Marvel. D’altronde ai summit in cui gli autori Marvel sono stati riuniti per decidere le sorti di una delle collane storiche Marvel più maltrattate, i nomi che circolavano sui possibili rivoluzionatori erano appunto quelli dei due amici. Ma Millar aveva già in gestione Ultimates, la versione Ultimate dei Vendicatori per cui la scelta è stata obbligata.

Pianificazione

Bendis inizia così a preparare il campo per un passaggio epocale nella storia del supergruppo. Si tratta di toglierlo da una staticità ingombrante per trasformarlo in un condensato di azione, dinamicità, freschezza e intrighi.
Insomma in un prodotto assolutamente cool, ma senza rinnegare il passato.
La prima cosa è la scelta dei componenti. L’autore si quindi limita a conservare i membri principali che, bene o male, sono sempre rimasti fedeli a se stessi. Essendo scomparso Thor negli eventi di Ragnarok, rimangono Iron Man e Capitan America. Una volta deciso il nucleo centrale, Bendis si concentra sui nuovi acquisti. Da sempre gli Avengersfans amano l’avvicendarsi tra le file del gruppo e praticamente ogni gestione della serie ha dedicato almeno una volta un episodio alle riunioni e allo svolgimento delle procedure atte a formalizzare la presenza dei nuovi componenti ( gli Avengers sono quasi sempre stati gestiti dal governo degli Stati Uniti e lo svolgimento della parte burocratica era da una parte odiata da elementi come Occhio di Falco e dall’altra accettata come fondamentale da Capitan America. Sono memorabili gli scontri verbali tra i componenti del gruppo e Gyrich, il funzionario imposto dal Pentagono, sempre odioso e supponente, alla fine rivelatosi non solo onesto, ma disposto ad aiutare il gruppo oltre il consentito.

Capitan America & i Vendicatori n. 10
Ottobre 1990
Disegno di Ed Hannigan
© Marvel Comics 1982 / Star Comics 1990


Risulta palese che un episodio in particolare è preso in considerazione da Bendis, il celebre Avengers n. 221 del luglio 1982 ( pubblicato in Italia nel 1990 su Capitan America & i Vendicatori n. 10 da Star Comics ) sulla cui copertina compaiono tra i candidati neo-Vendicatori l’Uomo e la Donna Ragno, Wolverine e Luke Cage/Power Man con quel suo terribile look funky tipico degli anni ’70: guarda caso i quattro nuovi componenti di The New Avengers: Breakout!. Definita la story-line si da il via al solito battage pubblicitario con le classiche frasi altisonanti.

E venne un giorno…

Da quel momento cominciano a comparire frasi come “E venne un giorno…”, “Il tempo delle battaglie gloriose era finito. Per sempre.”, “Il grande cambiamento della vita di…”, “Ancora una morte tra le file dei Vendicatori!”. Insomma le solite frasi pre-crossover a cui i lettori di comics sono abituati e per cui non sentono più alcun fremito. Quando Chaos inizia (Avengers dal n.500 al n.503 e l’albo speciale Avengers: Finale – tra settembre 2004 e gennaio 2005), tutti si aspettano che personaggi al limite del ridicolo ( ma a cui gli Avengers-fans si sono rivelati molto attaccati ) quali Occhio di Falco e Fante di Cuori vengano fatti fuori. Ma Bendis non è uno sprovveduto e ha preparato per l’occasione un vero colpo di scena: Visione e Ant-Man, personaggi con un potenziale e un background eccezionali, ma raramente sfruttati in modo adeguato, seguono la stessa sorte dei due di cui sopra e a farli fuori sono gli stessi Vendicatori per mano di Wanda Maximoff alias Scarlet, la maga mutante in grado di influenzare la realtà.
Questi fatti sconvolgenti sono conditi da un sottobosco di morte e distruzione: Agata Harkness, la potente strega nata sulle pagine dei Fantastici Quattro, risulta morta da tempo in una sequenza molto hitchcoockiana e la storica base dei Vendicatori, Villa Stark, nel cuore di Manhattan, viene completamente distrutta.

L’Uomo Ragno incontra Capitan America
The New Avengers 1
Tavola 15 Vignetta 1
Gennaio 2015
Disegno di David Finch
© Marvel Comics

Continuity of M

La scelta delle vittime non mira a eliminare personaggi troppo kitsch: Fante di Cuori è sempre stato uno dei personaggi minori, senza carisma e potenziale, e di Occhio di Falco si può presto predisporre il ritorno in quanto non è stato trovato il corpo. Visione e Ant-Man vengono immediatamente riclicati in Young Avengers ( Marvel Mix n.61: I Giovani Vendicatori – Panini Comics ) come taciturno mentore il primo e nelle delicate fattezze della figlia di Scott, Cassie Lang, il secondo. La stessa Scarlet viene portata a Genosha dal padre Magneto, gettando così le basi per il grande evento che negli States sta riscuotendo grande successo e che da noi vedremo solo a partire da aprile cioè House of M, che vedrà coinvolti tutti gli eroi Marvel, New Avengers e X-Men in testa.

CRACK!
The New Avengers 2
Tavola 4 Vignetta 3
Febbraio 2005
Disegno di David Finch
© Marvel Comics

Tutto è bene quel che finisce bene

Gli obiettivi principali che si è prefisso Bendis sono così raggiunti: sollevare le sorti economiche degli Avengers in modo definitivo e amalgamare nuovamente l’Universo Marvel dopo lo smembramento in famiglie subito nei primi anni novanta per riportarlo alla primitiva condizione, quella per cui è diventato famoso nei primi anni sessanta. Il quadro di un’operazione di tale portata è finalmente comprensibile.
Il restyling è completo anche considerando che a The New Avengers viene attribuito il ruolo che le spetta da sempre: serie centro pulsante dell’Universo Marvel. Nelle sue file è presente l’Uomo Ragno e le collane a lui dedicate sono intrecciate a doppio filo con quelle dei Vendicatori. Anche Wolverine ( Bandis e Straczynski sono bravissimi a riportarcelo iracondo e divertente come nei migliori momenti Claremont/Byrne su Uncanny X-Men o Claremont/Buscema su Wolverine) diventa un elemento portante del gruppo, abbandonando momentaneamente il gruppo originale e trasferendosi nella Stark Tower. Purtroppo Wolverine non viene tutelato dalla Marvel come dovrebbe e lo si trova con psicologie e contesti completamente diversi su altre collane. Ma la miglioria eccellente è che il gruppo è finalmente libero dai suoi legami
con il Governo e il Pentagono.

Sentry macina Carnage
The New Avengers 2
Tavola 16 Vignetta 4
Febbraio 2005
Disegno di David Finch
© Marvel Comics

Nel narrarci la prima avventura dei New Avengers, Bendis usa tutti gli ingredienti necessari per catturare l’attenzione del lettore più snob e attizzare il fuoco della passione di quello più conservatore ( violenza, ironia, continuity, psicologie coerenti, mistero, complotti, enti governativi corrotti, mutanti, maree di criminali ) miscelandoli con la sapienza degna di un alchimista. Quel che Bendis ottiene è per la Marvel una pietra filosofale: i primi sei numeri di The New Avengers si piazzano al primo o al secondo posto nelle classifiche di vendita degli Stati Uniti.
Conscia del potenziale, la Marvel confeziona quattro covers del numero 1 e almeno una variant cover per ogni numero successivo fino al 10, operazione che non si vedeva dai tempi di X-Men di Claremont e Lee. Insomma, il lettore è felice, il collezionista è felice, la direzione della Marvel è felice e il duo Brian Michael Bendis/David Finch viene definitivamente sparato nel Jet Set autoriale statunitense.
Tutto è bene quel che finisce bene?

Niente politica.
The New Avengers 3
Tavola 11 Vignetta 1
Marzo 2005
Disegno di David Finch
© Marvel Comics

Le plus se change, le plus c’est le même chose

I lettori Marvel della prima ora sanno benissimo che Il giorno che viene… può diventare un giorno come un altro se cessa il suo ruolo una tantum, che Il tempo delle battaglie gloriose finito. Per sempre. si dimentica che era per sempre e torna… sempre, che Il grande cambiamento della vita di… diventerà uno dei tantissimi cambiamenti della vita di… e che Ancora una morte tra le file dei Vendicatori! si può ripetere all’infinito in quanto gli eroi Marvel non muoiono mai veramente. Perché nel comidom vige solo una regola: più si cambia, più è la stessa cosa. I lettori lo sanno e ora si aspettano con orrore malcelato che Occhio di Falco, Fante di Cuori, Ant-Man, Agatha Harkness tornino dall’aldilà grazie a uno degli autori successivi a Bendis.
Insomma sembra che una nuova ventata di creatività abbia rinfrescato gli ambienti pieni di aria stantia della Marvel, ma se prendiamo in analisi le sole saghe Chaos e Breakout! possiamo solo pensare che, come tutte le altre iniziative analoghe, debbano perdere pian piano la loro impostazione innovativa per riassestarsi al livello
da cui hanno tentato di distaccarsi.

Ho dei cloni
The New Avengers 4
Tavola 3 Vignetta 1
Aprile 2005
Disegno di David Finch
© Marvel Comics

Punto di forza

La rivoluzione non ha interessato solo The New Avengers e le collane principali dell’Uomo Ragno. È qui il punto di forza di questo tentativo. È in Young Avengers, è nella riscrittura dei primi sedici numeri di The Avengers narrati in Avengers: Earth’ Mightiest Heroes ( otto numeri dal gennaio all’aprile 2005 di Jo Casey e Scott Kolins – in Italia su Collezione 100% Marvel: Vendicatori 1 e 2: Gli eroi più potenti della Terra n.1 e n.2 ), nella gestione dei due componenti fondamenteli rimasti, Capitan America e Iron Man che compaiono ovunque ( nelle serie dell’Uomo Ragno, in Wolverine nuova gestione di Millar, in Young Avengers oltre che, ovviamente, in The New Avengers ), in The Pulse, è nel rivitalizzare personaggi come la Donna Ragno, di Luke Cage, dello splendido Sentry, tutti personaggi minori fino a ora destinati a sprazzi isolati di celebrità. È nel restituire a Capitan America, all’Uomo Ragno, Iron Man, Wolverine la loro psicologia iniziale persa in tante gestioni impossibili da coniugare.

(Nuovi) Vendicatori uniti
The New Avengers 5
Tavola 18 Vignetta 1
Maggio 2005
Disegno di David Finch
(c) Marvel Comics

Senza contare che all’orizzonte si delinea l’imponente House of M e il ritorno del Mitico Thor, elemento di punta da sempre dei Vendicatori e che manca dagli eventi di Ragnarok ( Thor vol.3 daL n.80 aL n.85 dall’agosto al dicembre 2004 – in Italia su Thor daL n.72 aL n.77).
La rivoluzione è nell’omaggio di Quesada e del suo entourage d’autori ( Bendis in primis ma anche Heinberg, Casey, Stracinsky, Jenkins ), disegnatori ( Finch, Deodato Jr., Cheung, Kolins ) a un universo che non va ristrutturato, riscritto, stravolto, deturpato da finte innovazioni, ma che va consolidato, analizzato e, al limite, aggiornato.

Screenshot della pagina web di UBC contenenti l’articolo
originale che si trova al link
http://www.ubcfumetti.com/comics/?10029
© CMCT e UBCfumetti

The Avengers

I Vendicatori

Questo articolo è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stato pubblicato sul sito UBCfumetti
il 14 gennaio 2006

Il pezzo fa parte di Avengers Project
Avengers Project è stato ideato e proposto dall’autore a uBCfumetti alla fine del 2005 e doveva comporsi di schede enciclopediche dedicate al gruppo di eroi Marvel

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

The Avengers
Disegno di Arthur Adams
© Marvel Comics

Qualche passo indietro

Quando nacquero i primi comics books, durante la depressione americana del 1929, nessuno si aspettava che di lì a un decennio sarebbero diventati un business eccezionale. Nati come prodotto pubblicitario in cui venivano ristampate le famose syndicates ( le strisce che dall’inizio del ventesimo secolo compaiono su vari quotidiani americani ) bisogna aspettare il 1935, quando la National Allied Publications pubblica un magazine con materiale inedito: New Fun Comics diventato poi More Fun Comics. Sempre questa piccola casa editrice due anni dopo produce l’albo Detective Comics, il primo magazine a tema unico, le detectives stories appunto. Da quel momento la National diventa un caposaldo della produzione USA e a lei si devono numerosissime invenzioni che hanno fatto la storia dei comics. Nel 1938, con il numero 1 di Action Comics, nasce Superman di Jerome Siegel e Joe Shuster, il primo supereroe in assoluto. Da lì la situazione dei produttori di comics divenne più rosea oltre ogni aspettativa. È nata la Golden Age.

Avengers Volume 1 n. 1
Novembre 1963
Disegno di Jack Kirby
© Marvel Comics

La National Comics con il tempo prende la sigla della sua serie di maggior successo Detectives Comics divenendo così la famosissima DC Comics. Come se non bastasse, nel novembre 1940, su All-Star Comics numero 3, nasce il primo supergruppo della DC Comics, la Justice Society of America che raccoglie alcuni personaggi fondamentali di quel periodo: Superman, Batman, Flash, Green Lantern, Atom, Hawkman, Dr. Fate e Spectre, tutti titolari di altre serie di successo che assieme sono il prototipo di un gruppo fondamentale di cui ancora oggi possiamo leggere le avventure: la Justice League. Dopo un decennio di gloriose avventure la serie chiude e l’ Età Dorata termina. Ciononostante è in quelle avventure il germe, il tassello fondamentale dell’evoluzione dei comics books dedicati ai supereroi che genererà, per un’esigenza prettamente editoriale, il concetto di team-up e, quindi, dei Vendicatori.

Avengers Volume 1 n. 100
Giugno 1972
Disegno di Barry Windsor-Smith
© Marvel Comics

La Silver Age

È l’ottobre del 1956 quando i grandissimi Gardner Fox e Carmine Infantino riescono nel miracolo di rilanciare Flash, il velocissimo supereroe della DC Comics, sul numero 4 della rivista antologica Showcase, creando una seconda grande era dei comics: la Silver Age. Sono momenti convulsi. I supereroi rifioriscono e gli emuli si moltiplicano generando un’ondata imponente di materiale inedito. In tutto questo marasma la Atlas Comics, una piccola casa editrice presente sul mercato dal 1939 divenuta poi la Timely Comics, aveva vissuto un momento di gloria negli anni quaranta grazie a supereroi quali Capitan America, Namor the Sub-Mariner, la Torcia Umana, cambia definitivamente nome e si trasforma in Marvel Comics e nel novembre 1961, grazie al suo intraprendente editor-in-chief Stan Lee, dà alle stampe una pietra miliare del fumetto mondiale: Fantastic Four.
Sono arrivati i supereroi con superproblemi.

Avengers Volume 1 n. 200
Ottobre 1980
Disegno di George Perez
© Marvel Comics

Inizia l’Era Marvel, un cataclisma per gli altri editori che non si rendono conto immediatamente di ciò che Lee e il suo sparuto entourage di autori eccezionali ( Jack Kirby, Steve Ditko ) hanno fatto. È il primo passo verso l’umanizzazione dei supereroi che finalmente affrontano problemi che logicamente derivano dai proprio poteri e che ne influenzano le scelte.

Dopo un paio d’anni in cui si assiste a un’incredibile raffica di personaggi eccezionali (Ant-Man nel gennaio 1962, Hulk nel maggio 1962, Uomo Ragno e Thor nell’agosto 1962, Iron Man nel febbraio 1963, Dottor Strange nel luglio 1963 e X-Men nel novembre 1963) le idee iniziano a scarseggiare. Preso dalla necessità di mantenere alto il trend delle uscite, Stan Lee, oltre a coinvolgere nuovi collaboratori, decide di varare una nuova serie supereroistica.
Rifacendosi alla Justice Society, nel frattempo ribattezzata Justice League of America, nel novembre 1963 l’avvio a una collana in cui cinque personaggi di gran successo quali Thor, Iron Man, Ant-Man, Wasp e Hulk decidono di allearsi per combattere il male.
Sono nati i Vendicatori.

Avengers Volume 1 n. 300
Febbraio 1989
Disegno di John Buscema
© Marvel Comics

I potenti Vendicatori

E venne il giorno in cui i più potenti eroi della Terra si ritrovarono uniti contro una minaccia comune. Quel giorno nascevano i Vendicatori per combattere i criminali che un eroe non avrebbe mai potuto affrontare.

Con questa frase i lettori Marvel si abituano a veder introdotte le avventure dei Vendicatori. Al di fuori della retorica insita in queste frasi a effetto, il concetto di base del team-up, che con il tempo sfocerà nei crossover ( le avventure che coinvolgono più collane ), è racchiuso tutto qui. In effetti il team-up ha due funzioni fondamentali: la prima è accontentare i fans dei singoli personaggi che possono vederli così interagire tra loro. La seconda ha ovvi fini commerciali: far conoscere ai lettori altri personaggi di cui normalmente non comprano gli albi. I Vendicatori però presto si distaccano da questo principio e, dopo un periodo in cui le storie non sono eccezionali, Stan Lee decide di allontanare i membri fondatori e li sostituisce con tre noti ex-criminali: Occhio di Falco, Quicksilver e Scarlet.

Avengers Volume 1 n. 400
Luglio 1996
Disegno di Mike Deodato
© Marvel Comics

Da questo momento in poi la serie si emancipa dal suo ruolo di copia della Justice League e diventa il primo gruppo aperto della storia della Marvel. I difetti dei nuovi arrivati rendono il gruppo più vicino al lettore che assiste a un numero incredibile di redenzioni sensazionali, destinate a trasformare villains di varie collane in eroi dalle sfaccettature psicologiche complesse. Il primo caso eclatante è quello dello Spadaccino: nemico giurato dei Vendicatori si allea con malvagi quali Mandarino, Teschio Rosso, Testa d’Uovo, Batroc cercando a più riprese di annientare il gruppo ma quando la sua vita si intreccia a quella della misteriosa Mantis, non solo rinnega il suo passato ma entra nei Vendicatori che si preoccupano di far condonare le sue pendenze a livello giudiziario. Altri sono Vedova Nera e il Cavaliere Nero. Collocare nel gruppo personaggi privi di una collana propria si rivela paradossalmente un’idea vincente: i lettori gradiscono e le vendite aumentano. Ma è con l’arrivo di Roy Thomas ( in The Avengers dal numero 35 al numero 104 ) che i vari personaggi assumono un più intenso spessore psicologico. Quando poi Don Heck ( il disegnatore che succede a Kirby ) abbandona l’incarico e viene sostituito da John Buscema la serie tocca vette difficilmente raggiunte successivamente: il matrimonio tra Janet Van Dyne e Henry Pym ( che nel frattempo prende i panni di Calabrone ), lo scontro con Magneto, il ricordo della morte di Bucky, l’arrivo di Pantera Nera, Ercole e Visione, la splendida sequenza della guerra Skrull/Kree ( iniziata da Buscema e terminata dal grande Neal Adams ) sono tutte pietre miliari della Silver Age.

West Coast Avengers
A sinista il n. 1 della miniserie del 1984
Settembre 1984
Disegno di Bob Hall
A destra il n. 1 della serie regolare cominciata nel 1985
Ottobre 1985
Disegno di Al Milgrom
© Marvel Comics

Periodi oscuri

Dopo un periodo relativamente positivo in cui si segnalano gli interventi ai testi di Steve Englehart ( The Avengers dal numero 105 al numero 152 ) e George Perez ai disegni (The Avengers dal numero 141 al 171) il momento difficile che imperversa nel mondo dei comics raggiunge anche la Marvel e la serie crolla in una profonda crisi. L’allora editor-in-chief Jim Shooter, validissimo come guida della casa editrice ( sotto di lui si leggono autentici capolavori quali le saghe degli X-Men di Fenice Nera, dei Giorni di un futuro passato e l’ampliamento dell’universo Mutante con Alpha Flight, New Mutants e la miniserie dedicata a Wolverine tutto gestito da Christopher Claremont, Daredevil ed Elektra: Assassin di Frank Miller, Fantastic Four di John Byrne, Thor di Walter Simonson, senza contare che a lui si deve l’introduzione alla Marvel dei Graphic Novels, volumi di grandi dimensioni che si rifanno al formato francese ) ma decisamente infantile come scrittore ( eccezion fatta per la manciata di episodi da lui scritti assieme a David Michelinie relativi allo scontro tra Korvac, i Vendicatori e i Guardiani della Galassia, Avengers numeri 167, 168 e dal numero 170 al numero 177, dal gennaio al novembre 1978 ), fa scempio del gruppo con una serie di avventure scialbe, poco utili e sempre alla ricerca infruttuosa del colpo di scena ( tra tutte spicca Il tradimento di Hank Pym ). Lo sfacelo dura fino a tutto il 1982 quando la serie viene affidata alle cure di Roger Stern che, anche se presenta storie non eccezionali, rimette un po’ a posto le cose. È un’operazione che dura cinque anni ( The Avengers dal numero 224 al numero 287 ) e alla fine di questa gestione il campo è pronto per la gestione di Bob Harras e Steve Epting.

Force Works n. 1
Luglio 1994
Disegno di Tom Tenney
© Marvel Comics

Andata (Rinascita) e Ritorno

La Image è un’agguerrita casa editrice gestita da tre stelle del comicdom americano degli anni novanta: Todd McFarlane , balzato ai primi posti nelle preferenze dei lettori per il restyling grafico di Spider-Man, Jim Lee, divenuto famoso per un suo intenso ciclo degli X-Men e il sopravvalutatissimo Rob Liefeld reo di un discutibile ciclo di X-Force, serie nata dalle ceneri di New Mutants. Questi più altri quattro artisti ( Erik Larsen, Marc Silvestri, Jim Valentino e Whilce Portacio ) all’inizio del decennio decidono di recedere dai loro contratti capestro Marvel e creare una casa editrice tutta loro. Con il tempo quest’esperienza insegna che la carne sul fuoco era molto meno di quanto ci si aspettasse. In ogni caso, nel 1998, viene assegnato loro l’incarico di rivitalizzare le quattro serie storiche della Marvel più sofferenti in quanto a vendite: Avengers, Iron Man, Capitan America e Fantastici Quattro.

Finalmente i Vendicatori riemergono dal ruolo secondario che gli era stato imposto da Jim Shooter assumendo sempre più rilievo. Nasce la filiale Californiana del gruppo West Coast Avengers che con il tempo si trasforma in Force Works e poi riconfluisce nella formazione principale. Per la prima volta dai tempi di Roy Thomas i Vendicatori tornano a essere al centro dell’attenzione del grande pubblico. Purtroppo ciò non basta e la casa editrice decide di varare il progetto Reborn affidandolo alla Image.

Avengers Volume 2 n. 1
Novembre 1996
Disegno di Rob Liefeld
© Marvel Comics

Il progetto si chiama Heroes Reborn e, purtroppo, i Vendicatori vengono affidati alle non eccezionali cure di Rob Liefeld e ai suoi due misteriosi collaboratori Ian Churchill e Chap Yaep. La gestione, non certo soddisfacente, dura sette numeri, nei quali Liefeld mostra immediatamente i suoi limiti, le vendite crollano ed è la rottura: fortunatamente l’ artista se ne va e lascia l’ingrato compito di recuperare il terreno perduto a Walter Simonson e Michael Ryan che si devono inoltre confrontare con delizie quali Heroes Reborn: Iron Man di Jim Lee, Scott Lobdell e Whilce Portacio e Heroes Reborn: Fantastic Four di Brandon Choi e Jim Lee.

Avengers Volume 3 n. 1
Febbraio 1998
Disegno di George Perez
© Marvel Comics

Come programmato alla fine del primo anno di vita Heroes Reborn: The Avengers chiude per lasciar posto a Heroes Return: The Avengers dell’esperto Kurt Busiek e del grandissimo George Perez. È un momento d’oro. Busiek, profondo conoscitore della continuty, offre spunti a raffica che Perez coglie al volo per disegnare dettagliatissime doppie pagine zeppe di Vendicatori. Le storie sono vigorose, coerenti e i personaggi non sono più abbozzati ma ognuno ha una precisa psicologia. Assistiamo a scontri epici ( tra cui quello con lo Squadrone Supremo e la strepitosa saga Ultron Unlimited ) e così la serie riprende quota, più vigorosa che mai.
Senza contare che Bendis e il suo Chaos sono ormai prossimi.

Avengers Volume 1 n. 500
Settembre 2004
Disegno di David Finch
© Marvel Comics

Chaos e Breakout!

Dopo la gestione di Busiek i nuovi autori che si succedono non riescono a rendere la giustizia al gruppo e così, dopo tre anni di declino in cui si sono succeduti Geoff Johns e Chuck Austen, la Marvel decide di rilanciare la serie e affida l’incarico a Michael Brian Bendis e David Finch che, a seguito di brainstorming con altri autori Marvel decidono di chiudere la storica collana che ormai si avvia al numero 500. È così nasce Chaos, saga in quattro parti che segna la fine dei Vendicatori. La follia dilaga tra le file del gruppo che combattono gli uni contro gli altri, nemici a raffica, realtà distorte e un grande, inaspettato nemico che trama nell’ombra e vince lasciando disperazione e macerie: due Vendicatori sono morti, Visione viene squartato, lo storico quartier generale viene distrutto. L’ultima avventura dei Vendicatori contiene tutti gli ingredienti che amano i grandi appassionati di questo gruppo: fatalista, disperata, crepuscolare. Alla fine i sopravvissuti salutano per l’ultima volta gli abitanti di New York che ricambiano con una manifestazione di affetto come solo gli eroi dovrebbero ricevere. In quarantatre anni di pubblicazioni sono stati prodotti oltre 700 albi tra serie regolare, limited series, annuals, one-shot e spin-off. Questo senza contare gli albi dedicati ai vari comprimari con i quali si raggiunge l’incredibile numero di tremila albi circa.
I fans lo vivono come un lutto nella vita reale.

New Avengers n. 1
Gennaio 2005
Disegno di David Finch
© Marvel Comics


Ma Bendis & Co. sanno come ci si deve muovere per rilanciare il gruppo e anche se Avengers chiude New Avengers e Young Avengers sono alle porte: nel gennaio 2005, con l’episodio Breakout, The Avengers urlano ancora Avengers, assemble!
Grande lezione di marketing ma anche grande divertimento.
I Vendicatori sono morti.
Lunga vita ai Vendicatori.

Notte e nebbia

La resa dei conti tra Dampyr e i Lupi Azzurri

Questa articolo è stato scritto da
Claudio Mauricio Crimi Trigona
per il sito UBCfumetti
ed è stato pubblicato il 28 giugno 2008

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Com’è successo per Magico Vento anche Dampyr si appresta a superare la boa del centesimo numero non solo con il consueto albo a colori ma con una sequenza di storie strettamente legate tra loro.

Dampyr è un fumetto che difficilmente delude i propri lettori: la continuity non inficia mai il piacere della lettura e le sequenze d’azione sono sempre ben congegnate. Ciononostante questa avventura ha caratteristiche completamente diverse dallo standard a cui eravamo abituati. Innanzitutto l’immane mole di dettagli, riferimenti e ammiccamenti a storie precedenti lasciano capire che Boselli ha alzato il tiro e aspira a chiudere alcune sottotrame, in primis il conflitto con i Lupi Azzurri, antagonisti di Harlan dal lontano n.22

Notte e nebbia
Copertina di Dampyr 97
Aprile 2008
disegni di Enea Riboldi
© Sergio Bonelli Editore

Harlan e i suoi compagni affrontano la loro avventura più complessa in una corsa per l’Europa contro i Lupi Azzurri di Martin De Vere per il possesso di un misterioso e potente oggetto mistico, guidati dal diario di un giovane ebreo polacco alla fine della seconda guerra mondiale, intrighi spionistici, ricordi sognati, ritorni inaspettati e inquietanti apparizioni spettrali. Il tutto permeato dall’inquetante e invisibile presenza del padre di Harlan, il Maestro della Notte Draka.

.Decisiva per l’imminente scontro finale contro i Lupi è una seconda swastika ( dopo la prima vista nel n.46 ), i cui poteri potrebbero stravolgere gli equilibri nella lotta tra i Maestri della Notte. Per trovare quest’oggetto sia Harlan e i suoi amici che Martin De Vere e i suoi Lupi Azzurri devono ripercorrere a ritroso la strada di due giovani durante la seconda guerra mondiale e descritto in un diario.

L’armata della notte
Copertina di Dampyr 98
Maggio 2008
disegni di Enea Riboldi
© Sergio Bonelli Editore

Risolvere una trama così complessa non è cosa da poco e riuscendoci Boselli non solo ha dimostrato le sue doti narrative dipanando la storia con ritmo e cambi di scenari mai forzati, ma fa intuire di avere le idee molto chiare su come stuzzicare la curiosità dei propri fans.

Il lavoro di Alessandro Bocci è sempre molto buono, con il segno accurato e denso di chiaroscuri, tipici della scuola classica non solo fumettistica. Sbalordisce anche il fatto che nonostante l’enorme numero delle tavole disegnate ( 190 ) la qualità dei disegni non si abbassa mai e ben si abbraccia ai tempi di narrazione di Boselli.

Tantissima carne al fuoco in questi due numeri che sono solo il preludio, a leggere le indiscrezioni dello stesso Boselli sul sito della Sergio Bonelli Editore. Come visto l’autore è in grande forma, come d’altronde sembra essere il suo staff di disegnatori, almeno da quanto si evince dalle anteprime, sempre sul sito di Bonelli. Se il trend rimane a questi livelli aspettiamoci sei mesi intensissimi, degno festeggiamento in uno dei vessilli dell’innovazione di Casa Bonelli.

Screenshot della pagina web di UBC contenente l’articolo
originale che si trova al link
http://www.ubcfumetti.com/dampyr/?IT-DP-97-98
© CMCT e UBCfumetti

Lacrime di coccodrillo per Napoleone

Verso Pollok

Questa articolo è stato scritto da
Claudio Mauricio Crimi Trigona
per il sito UBCfumetti
ed è stato pubblicato il 15 aprile 2007

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Una scommessa anomala

Si può tranquillamente affermare che Napoleone è la più bizzarra e anomala scommessa fatta da Sergio Bonelli in quel periodo di gran fermento che fu la fine del XX° secolo e che vede la nascita di Gea, Magico Vento, Dampyr, Julia e Brendon.
Tutti personaggi che, in un modo o nell’altro, stanno ancora lasciando il segno perché vivi, dotati di spessori psicologici ben delineati, evoluzioni naturali di Martin Mystère e Dylan Dog discostandosi quindi dai cliché degli eroi senza macchia e senza paura. Napoleone si distacca ulteriormente dal gruppo, immerso com’è in un’atmosfera onirica e fantasiosa, dove l’amore per la spiritualità si fonde alla sensibilità estetica di una generazione particolare di autori, quelli cresciuti nella fondamentale rivoluzione culturale che ha interessato il fumetto italiano negli anni settanta. Questa e i riferimenti a Jung e alla sua concezione dei sogni, all’astrattismo pittorico, alla mistica delle culture orientali, il tutto mischiato ai generi letterari noir e gialli sono state le basi su cui Ambrosini ha costruito il mondo di Napoleone Di Carlo. E non solo.

Napoleone e i suoi prodotti psichici
da Napoleone n. 2 Tavola 94 Vigneta 3
Novemre 1997
disegni di Pasquale Del Vecchio
© Sergio Bonelli Editore

All’ombra del fumetto d’autore

Carlo Ambrosini è un autore cresciuto artisticamente in un periodo in cui sperimentare era d’obbligo. Le sue prime esperienze d’autore completo vedono la luce in quel che si può definire il crepuscolo del fumetto d’autore, in cui i punti di riferimento erano autori del calibro di Guido Buzzelli, Sergio Toppi, Guido Crepax e Dino Battaglia.
Basti pensare a Nico Macchia, il mercenario interamente creato e sviluppato da Ambrosini a metà degli anni ottanta le cui avventure sono ambientate in medioevo inquietante, dove esorcismi e esseri fantastici si mescolano a un’ambientazione storica dettagliata ( su La rocca del Diavolo, pubblicata su Orient Express 18 e La città delle ombre pubblicata su Orient Express 25, 26, 27 e 29 ) e a una miriade di tributi all’iconografia anni settanta del XX° secolo. Quindi non le citazioni compulsive a cui certi fumetti ci hanno abituati ( Nathan Never su tutti ) ma veri e propri rimandi a capolavori del cinema, della letteratura, dell’arte pittorica e, ovviamente, del Fumetto d’Autore, a volte appena suggeriti tanto da risultare impercettibili.

Signore, il caffé…
da Napoleone n. 30 Tavola 69
Luglio 2002
disegni di Gianmarco Nizzoli
© Sergio Bonelli Editore30

Molto si respira di questo stile ed è con queste peculiarità che il lettore di Napoleone si deve confrontare. Questi molteplici livelli iconografici permettono a chi li sa cogliere di trovare punti cardinali comuni in cui l’eventuale cultore di quel fumetto autoriale ormai quasi del tutto scomparso nel nostro paese, può riconoscersi senza togliere il divertimento al neofita o a colui che in un fumetto cerca solo un momento di relax.

Nonostante questa peculiarità la collana risente a volte dei limiti della serialità e della cadenza periodica, con il risultato di un prodotto non sempre all’altezza. Siamo comunque lontani dalla tranquilla piattezza qualitativa a cui eravamo abituati con Nick Raider, dove la serie procedeva senza picchi, in un senso o nell’altro, dando vita a un prodotto onesto e utile al rilassamento, un autentico pop-corn comic, con personaggi non particolarmente curati e, soprattutto, a un abuso di mix di genere, quello stesso abuso di cui siamo inondati alla televisione e al cinema.

Un progetto lievitato nella discontinuity

Nata come miniserie di otto numeri, si dimostra immediatamente distaccata dai canoni bonelliani e si ritaglia una fetta di pubblico di nicchia, seguaci entusiasti di storie gialle e noir con incursioni nell’ humor grottesco di matrice cinematografica

Lucrezia, Caliendo e Scintillone
da Napoleone n. 39 Tavola 16 Vigneta 1
Gennaio 2004
disegni di Paolo Bacilieri
© Sergio Bonelli Editore

Gli affanni di Lucrezia, Caliendo e Scintillone, i tre prodotti psichici, come Napoleone li chiama, tre spiriti guida che si confrontano quotidianamente con i patetici personaggi mistici del loro oltremondo e con la loro burocrazia tutta terrena, capace di rendere il loro universo alternativo una regione sì ai confini della realtà, ma afflitta dagli stessi luoghi comuni del nostro mondo. Una serie gestita con entusiasmo da Ambrosini dove si realizzano storie per lo più gradevoli, con punte di ironica acidità e spruzzate di genialità pura. Il contesto particolare in cui Napoleone si muove e la cura con cui il protagonista e i suoi tre prodotti psichici sono sviluppati sono state al tempo stesso pregio e croce della collana perché, viste le brillanti idee, l’unica cosa che si poteva sperare di non vedere era la mancanza di fluidità tra i vari episodi. Questa discontinuità pesa parecchio sulla qualità complessiva della serie e il tentativo di Ambrosini di ovviare a questa mancanza inserendo a più riprese la figura del malvagio Cardinale a poco può contro questo saliscendi qualitativo generale. Ciononostante le avventure di Napoleone si rivelano sempre un prodotto molto al di sopra della media, complici anche gli interventi di un team agguerrito di collaboratori tra cui spicca Paolo Bacilieri che, con il suo stile decisamente naif, ha regalato autentiche perle non solo nell’ambito della serie ma nell’intero panorama bonelliano tanto da meritarsi alcuni premi quale, a esempio, il Premio Fumo di China come miglior autore completo.

I due finali

Ed è proprio grazie alla presenza di un autore particolare come Bacilieri che si può assistere alla chiusura in modo peculiare della collana perché se da una parte è stato inevitabile e giusto scegliere per il numero di chiusura il n.54 Al di là delle stelle, storia interamente scritta e disegnata da Ambrosini e dai toni forse troppo apocalittici, dall’altra balza all’occhio il n.53 Crash che risulta essere più inquietante ma più vicino all’atmosfera tipica degli episodi precedenti.

Copertine di
Napoleone
n. 53 e n. 54
Maggio e luglio 2006
Disegni di Carlo Ambrosini
© Sergio Bonelli Editore

È in ogni caso lodevole la soluzione della chiusura prima che il prodotto scadesse in una sequenza di episodi scialbi, tirati via e senza alcuna attrattiva se non per i soliti fans sfegatati che, pur di continuare a leggere avventure del proprio personaggio preferito, sono disposti a leggere per decenni sempre le stesse storie mal rielaborate. Che gli amanti del fumetto d’autore non si disperino perché una nuova creatura di Ambrosini spunta all’orizzonte. Il suo nome è Pollok ( poi divenuto Jan Dix. NDA ) ed è il progetto con cui Ambrosini & Co. intendono sostituire Napoleone.

E, anche se nell’ultimo numero di Napoleone questo nome risuona come una sorta di profezia ( anche se si parla non del nuovo personaggio Bonelli ma del grandissimo Paul Jackson Pollock, pittore statunitense, famoso per la sua tecnica particolare chiamata Dripping ) la brevissima anteprima nella quarta di copertina di Napoleone 54 lascia ben sperare. Napoleone è morto.

Lunga (il giusto) vita a Pollok!

Screenshot della pagina web di UBC contenente l’articolo
L’articolo originale si trova al link
https://www.ubcfumetti.com/napoleone/?11978
© CMCT e UBCfumetti

X-Men Per Sempre

The Final cut

Un tuffo nel futuro passato con
Christopher Claremont

Questa articolo è stato scritto da
Claudio Mauricio Crimi Trigona
per il sito UBCfumetti
ed è stata pubblicato il 10 agosto 2010

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

X-Men Forever n. 1
Disegno di Arthur Adams
© Marvel Comics / Panini Comics

È un po’ di tempo che Claremont è tornato alla Marvel eppure, escludendo qualche raro esempio tra cui spicca il meraviglioso Uncanny X-Men 467, non aveva dato prova d’essersi ripreso da quello che possiamo definire tranquillamente quer pasticciaccio brutto la decisione delle alte sfere Marvel d’escludere il grande scrittore dalla gestione delle collane mutanti avvenuto nel 1991.

Ora, a quasi vent’anni di distanza, da quando ho letto X-Men Forever 1, è successa una cosa molto strana: non faccio altro che rileggermi le storie che Claremont scrisse tra il 1987 e il 1991 perché ancora oggi le trovo ancora bellissime e intriganti.

Esattamente come è X-Men Forever:
splendide storie dal ritmo infernale, piene di colpi di scena e accadimenti stravolgenti!
E questo nonostante certi dettagli generino un senso di deja-vu ma che altro non sono idee di Claremont rimaste nel cassetto e sfruttate in modo disordinato e senza alcun mestiere dagli editor successivi alla sua partenza dalla Marvel, ottenendo risultati decisamente scadenti quali Wolverine: nemico pubblico nonostante autori di spicco.

Oggi invece storie e personaggi ci sono tutti e allora via con la nostalgia. Logan è di nuovo un cane sciolto, aggressivo e violento nel difendere la propria famiglia, Jean Grey è ancora la donna che ha avuto per estensioni Fenice e l’infernale Maddy, Tempesta ha nuovamente il fuoco nelle viscere e la sua furia è tornata totale.

Insomma un tuffo in un passato alternativo. Apparentemente c’è un unico neo: sembra che Claremont abbia avuto troppa fretta nel riversare in queste storie le tante, idee e suggestioni e non ha dedicato spazio ai momenti riflessivi che rendevano gli X-Men memorabili.

Solo riflettendo bene si può comprendere questo suo modus: vista la precedente esperienza coi Dirigenti Marvel, l’autore ha voluto sparare subito tutte le sue cartucce prima che la collaborazione finisse per mere questioni economiche. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum e ricadere nella stessa trappola tesagli in passato non sarebbe per Claremont solo diabolico ma assolutamente stupido.

Altro dubbio: tanto son diversi i personaggi attuali che quelli rappresentati da Claremont appaiono più puerili rispetto a come erano nel 1991 e questa superficialità traspare anche nelle storie. È evidente che i tempi sono cambiati e il medium fumetto supereroistico si è evoluto basandosi ora su nuovi ritmi narrativi. Per questo le storie di X-Men Forever non sono più in sintonia col pantheon mutante Marvel, perché tutta la produzione attuale non ha più alcun legame con quello che per decenni è stato un fumetto eccezionale ( parlo da lettore innamorato della saga mutante degli anni che furono ).

Senza contare che gli autori attuali non sono certo in grado di sostenere i ritmi veloci imposti da quella grande struttura decisionale basata sul marketing tout court che è divenuta la Marvel. Per farlo dovrebbero esserci non solo grandi autori capaci di tessere storie ad ampio respiro ma anche personaggi e serie non famose come quelle legate al mondo degli X-Men.

A ogni modo ci sarà data la possibiltà di godere ancora di storie paragonabili a quelle scritte da Claremont tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Nel frattempo lode a Quesada che ha permesso questo piccolo miracolo e…
X-Men Forever!

Screenshot della pagina web di UBC contenente l’articolo
L’articolo originale si trova al link
https://www.ubcfumetti.com/comics/?21027
© CMCT e UBCfumetti

Wolverine

Il più famoso e affascinante mutante,
membro di punta degli X-Men

Questa scheda enciclopedica è stata creata da
Claudio Mauricio Crimi Trigona
per il sito UBCfumetti
ed è stata pubblicata il 9 Settembre 2006

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Wolverine
Disegno di Chris Bachalo
© Marvel Comics

Creato da Len Wein, Herb Trimpe e John Romita Sr. sulle pagine di Incredible Hulk (nei n.180 e 181 pubblicati nell’ottobre e nel novembre 1974 – in Italia su Uomo Ragno prima serie n. 192 e 193 – Editoriale Corno ) su incarico di Roy Thomas, allora editor in chief della Marvel Comics e riutilizzato l’anno dopo per il rilancio degli X-Men ( Giant-Size X-Men 1 – Maggio 1974 – in Italia su Capitan America prima serie 114 e 115 – Editoriale Corno ) in un primo momento viene proposto da Christopher Claremont e Dave Cockrum esattamente come Wein, Trimpe e Romita Sr. lo avevano creato: iracondo, sbruffone e attaccabrighe. Solo con l’arrivo di John Byrne ( Uncanny X-Men 108 del dicembre 1977 – in Italia in Thor e i Vendicatori 214 e 215 – Editoriale Corno ) il personaggio viene definito in modo impeccabile.

And now…
Copertina di
Incredible Hulk Volume 1
Novembre 1974
Disegno di Herb Trimpe
© Marvel Comics

Dotato di un passato misterioso e di un senso morale inossidabile diventa il centro di sviluppi sorprendenti e le scene d’azione che lo vedono come protagonista sono diventate pietre miliari del fumetto: il primo scontro tra X-Men e Alpha Flight ( Uncanny X-Men 109 – in Italia su Thor e i Vendicatori 216 e 217Editoriale Corno ),

Gli X-en Vs Alpha Flight
Copertina di
Uncanny X-Men n. 109
Febbraio 1978
Disegno di Jhon Byrne
© Marvel Comics

la battaglia nel Club Infernale ( Uncanny X-Men 133 – in Italia su Uomo Ragno terza serie 14 – Star Comics ), la saga di Giorni di un futuro passato ( Uncanny X-Men 141 – in Italia su Uomo Ragno terza serie 22/23 – Star Comics ) pongono Wolverine come personaggio di rilievo dell’intera saga mutante.

Giorni di un futuro passato
Copertina di
Uncanny X-Men n. 141
Gennaio 181
Disegno di Jhon Byrne
© Marvel Comics

A questo punto, nel 1982, gli viene dedicata una prima miniserie di quattro numeri (Wolverine Vol. 1 da settembre a dicembre 1982 – in Italia su Speciale WolverinePlay Press ) scritta da Christopher Claremont e disegnata da Frank Miller in cui compare per la prima volta la frase che lo accompagnerà per sempre, la famosissima

Sono il migliore in quello che faccio…
e quello che faccio non è molto bello.

Copertina di
Wolverin Volume 1 n. 1
Settembre 1982
Disegno di Frank Miller
© Marvel Comics

Scritta magistralmente e narrata con voce fuori campo in prima persona la miniserie svela una parte del passato di Logan ampliando paradossalmente l’aura misteriosa che pervade il personaggio.

Nonostante il successo della miniserie, la Marvel non si sbilancia subito e vara una seconda miniserie ( Kitty Pride & Wolverine, 6 numeri dal novembre 1984 all’aprile 1985 – in Italia su Play Book n. 2 – Play Press ), scritta sempre da Claremont e disegnata da Al Milgrom e una sequenza di episodi da otto tavole sul magazine settimanale Marvel Comics Presents con il titolo Save The Tiger ( MCP dal n. 1 del settembre 1988 al n. 10 del gennaio 1989 – in Italia su The ‘Nam da 1 a 10 – Play Press). Questi episodi, scritti da Claremont e disegnati da John Buscema, non sono che il preludio alla serie regolare che viene varata immediatamente dopo.

Copertina di
Wolverine Volume 2 n. 1
Novembre 1988
Disegno di John Buscema
© Marvel Comics

Sulla collana, la location è quella di Save the Tiger, ossia Madripoor, l’isola asiatica immaginaria in cui mafia, degrado e vicoli sporchi si contrappongono a grattacieli scintillanti. Claremont è in grande forma ed è accompagnato da un Buscema eccezionale. Le storie toccano punte di ironia indimenticabili, come il memorabile incontro tra Wolverine/il Guercio e Hulk/Mr. Fixit. Il successo è travolgente. Da quel momento Wolverine gode di una fama sempre crescente, anche perché su Uncanny X-Men continua a vivere avventure mozzafiato: lo scontro con Sabretooth durante il massacro mutante, la battaglia degli X-Men contro la Covata, la sequenza della lotta contro i Reavers ( in cui viene crocefisso a una X in mezzo al deserto australiano e in cui compare Jubilee, la giovanissima mutante che per qualche tempo sarà la sua spalla ).

Copertina di
Wolverine Volume 2 n. 251
Novembre 1989
Disegno di Marc Silvestri
© Marvel Comics

Questa sequenza di episodi ben riusciti culmina con Weapon X che narra in modo sincopato e claustrofobico del terribile esperimento di cui Wolverine è stato vittima anni prima e che lo ha dotato dello scheletro di adamantio. Dieci piccoli gioielli di otto pagine scritti e illustrati da Barry Windsor-Smith e comparsi su Marvel Comics Presents dal numero 72 al numero 84 ( dall’aprile all’agosto 1991 – in Italia su X-Marvel dal n. 22 al n. 24 – Play Press ). Questo capolavoro è, per qualità, la vetta massima raggiunta dal personaggio, lo spartiacque con la produzione successiva; infatti da qui in poi inizia un lento declino qualitativo.

Copertina di
Marvel Comics Presents Volume 1 n. 73
Marzo 1991
Disegno di Barry Windsor-Smith
© Marvel Comics

Nonostante il susseguirsi di autori e disegnatori validi ( Larry Hama, Marc Silvestri, Adam Kubert, Val Semeicks e Lienil Francis Yu, Mark Millar, John Romita Jr. ) Wolverine perde sempre più in spessore psicologico, comparendo praticamente in tutte le collane Marvel e creando una sorta di anarchia caratteriale del personaggio: a seconda dell’autore il personaggio cambia completamente personalità. Altro grave errore degli autori è la ferrea volontà di narrare le origini e il passato del personaggio con miniserie discutibili come, appunto, Origin di Paul Jenkins e Andy Kubert ( sei numeri dal settembre 2001 al febbraio 2002 – in Italia su Marvel Miniserie dal n. 42 al n. 44 – Panini Comics ).

Origin
Copertina n. 1
Novembre 2001
Disegno di Joe Quesada e Richard Isanove
© Marvel Comics

Quindi… chi è Wolverine?

Wolverine, Logan, Arma X, il Guercio ( Patch ), James Howlett. Molti nomi, un passato contorto sempre in bilico tra ricordi reali e menzogne indotte, vittima di terribili esperimenti, protagonista di battaglie epocali, rabbioso, violento, con tendenze psicopatiche, un enorme self-control e un grande senso morale. Questo è Wolverine, un mutante dotato di artigli retrattili e affilatissimi che spuntano dalle nocche delle mani, di un fattore rigenerante che gli consente di guarire da praticamente tutte le ferite in brevissimo tempo, di sensi acutissimi che gli permettono di riconoscere una persona dall’odore, di una conoscenza eccezionale delle tecniche di lotta e di guerriglia e, ultimo ma non ultimo, di uno scheletro fuso con l’adamantio, il metallo più resistente dell’universo Marvel. Senza contare le sue naturali doti fisiche: capace di scatti velocissimi, dotato di agilità estrema, resistenza e forza fuori dal comune.

Nato in Alberta, Canada, nel dicannovesimo secolo, poco più che adolescente improvvisamente manifesta i suoi poteri uccidendo Thomas Logan ( il giardiniere di famiglia reo di avere ucciso il padre ) e sfigurandone il figlio. La madre di James, impazzita per tanto orrore, si suicida scatenando in James una violenta crisi che gli farà perdere la memoria e gli farà prendere il nome dell’ucciso: Logan.

Fuggito da casa girovaga per il Canada creandosi la fama di lottatore forte e feroce e, vista la bassa statura, inizia a essere famoso con il nome di Wolverine ( orso piccolo caratterizzato da una violenta territorialità, tipico delle foreste canadesi, conosciuto da noi col poco avvincente nome di Orso Ghiottone ). Purtroppo per Logan la vita riserva altri tragici incidenti e il suo carattere peggiora ulteriormente. Unico sprazzo di felicità è l’intensa relazione con Volpe Argentata, giovane nativa americana che viene uccisa da Victor Creed ( il futuro Sabretooth ).

È morta
da Wolverine
Volume 2 n. 10
Agosto 1988
Disegno di John Buscema
Chine di Bill Sienkiewicz
© Marvel Comics

Da questo momento in poi la sua vita è una girandola di avvenimenti incredibili: combatte nella prima e nella seconda guerra mondiale, nella guerra civile di Spagna e in oriente. È spia durante la guerra fredda e, per conto del governo canadese. Nel gruppo Weapon X imparererà le tecniche di combattimento e il bushido. Incontra Ernest Hemingway, Seraph la signora di Madripoor, Capitan America, Natasha Romanova (la futura Vedova Nera ( Black Widow ), Nick Fury, Benjamin Grimm, la futura Cosa dei Fantastici Quattro, si scontra con il maestro Ogun e la setta della Mano, viene addirittura rapito da Weapon X e sottoposto ai terribili esperimenti che lo dotano dello scheletro di adamantio e di innesti di ricordi artificiali. Infine entra a far parte prima degli Alpha Flight, degli X-Men, dove sarà accettato umanamente, e nei Nuovi Vendicatori.

Guida alla lettura degli albi italiani

Wolverine è stato uno dei primi personaggi a godere di una collana propria durante la seconda “invasione” della Marvel in Italia, alla fine degli anni Ottanta. È la Play Press a dedicare ampio spazio al mutante prima in appendice a The ‘Nam con il serial tratto da Marvel Comics Presents dal titolo Save the tiger, una sorta di presentazione della serie ufficiale, e poi con la collana continuata dalla Panini Comics. Wolverine compare anche sulle pagine degli X-Men e dei Nuovi Vendicatori.

Gli episodi in cui Wolverine compare sono talmente tanti che, per avere un quadro indicativo delle sue avventure è necessario indicare solo i punti fondamentali della saga che, qui di seguito, sono posti in ordine temporale del personaggio, non cronologico editorialmente:

Le origini su Wolverine: Origin – miniserie di sei numeri ( dal novembre 2001 al luglio 2002 e pubblicati in Italia su Marvel Miniserie da n. 42 a n. 44 ( Panini Comics ), su I classici del Fumetto di Repubblica Serie Oro n. 31: Wolverine ( Gruppo Editoriale l’Espresso ) e su Collezione Marvel 100% Best: Wolverine: Origin ( Panini Comics )

Arma X: l’incubo di Wolverine su Marvel Comics Presents da n. 72 a n. 84 ( dall’aprile 1991 all’ agosto 1991 ) e pubblicati in Italia su X-Marvel da n. 22 a n. 24 ( Play Press ) e Marvel Mega n. 27: Wolverine speciale Weapon X ( Panini Comics )

Wolverine contro Hulk su Incredible Hulk n. 181 ( del novembre 1974 ) pubblicato in Italia su Uomo Ragno ( prima serie ) n. 193 ( Editoriale Corno ) e su Collana Bookstore n. 4: Wolverine Intro: Wolverine contro l’incredibile Hulk ( Panini Comics )

Wolverine entra a far parte degli X-Men su Giant Size X-Men n. 1 ( del maggio 1975 ) pubblicato in Italia su Capitan America (prima serie) numeri 114 e 115 ( Editoriale Corno ), su Collana Grandi Eroi n. 87: Grandi Eroi Marvel n. 11: X-Men n. 3 (Comic Art), su X-Men Classic n. 1 ( Panini Comics ) e su I classici del Fumetto di Repubblica n. 12: X-Men ( Gruppo Editoriale l’Espresso )

Wolverine e gli X-Men contro Alpha Flight su Uncanny X-Men n. 109 ( del febbraio 1978 ) pubblicato in Italia su Thor & i Vendicatori numeri 216 e 217 ( Editoriale Corno ) e su X-Men Classic n. 5 ( Panini Comics )

La prima miniserie di Wolverine di Claremont e Miller su Wolverine Volume 1 miniserie di quattro numeri ( dal settembre al dicembre 1982 ) pubblicati in Italia su Wolverine Speciale ( Play Press ), su Special Events n. 3: Wolverine ( Panini Comics ) e si I classici del Fumetto di Repubblica Serie Oro n. 31: Wolverine ( Gruppo Editoriale l’Espresso )

Il matrimonio tra Wolverine e Mariko su Uncanny X-Men n. 172 ( agosto 1983 ) pubblicato in Italia su Gli Incredibili X-Men n. 5 ( Star Comics )

Lo scontro tra Wolverine e Lady Deathstrike nel capolavoro di Claremont e Barry Windsor Smith su Uncanny X-Men n. 205 ( maggio 1986 ) pubblicato in Italia su Gli Incredibili X-Men n. 19 ( Star Comics ) e su I classici del Fumetto di Repubblica 12: X-Men ( Gruppo Editoriale l’Espresso )

Madripoor e la tigre su Marvel Comics Presents dal n. 1 al n. 10 ( dal settembre 1988 al gennaio 1989 ) pubblicati in Italia su The ‘Nam dal n. 1 al n. 12 ( Play Press ) e su Wolverine e la Tigre ( Play Press )

Parte la collana dedicata a Wolverine su Wolverine volume 2 ( novembre 1988 ) pubblicato in Italia su Wolverine ( Play Press, Marvel Italia e Panini Comics )

Wolverine contro i Reavers su Uncanny X-Men n. 251 ( novembre 1989 ) e pubblicato in Italia su Gli incredibili X-Men n. 51 ( Star Comics )

Magneto strappa l’adamantio dalle ossa di Wolverine su Wolverine volume 2 n. 75 (del novembre 1993) pubblicato in Italia su Wolverine n. 0 ( Panini Comics )

Wolverine regredisce a stato animale su Wolverine volume 2 n. 100 (del aprile 1996) pubblicato in Italia su Wolverine 89 ( Panini Comics )

Di nuovo l’adamantio su Wolverine volume 2 n. 145 (del dicembre 1999) pubblicato in Italia su Wolverine n. 127 ( Panini Comics )

Wolverine il vendicatore su New Avengers da n. 4 a n. 5 ( aprile e maggio 2005 ) pubblicati in Italia su Thor ( quarta serie ) n. 81 e 82 ( Panini Comics )

Wolverine killer dell’Hydra su Wolverine volume 3 dal n. 20 al n. 25 ( dal dicembre 2004 all’aprile 2005 ) pubblicati in Italia su Wolverine da n. 190 a n. 194 ( Panini Comics )

Una menzione particolare va alla storia illustrata da Arthur Adams
I nuovi Fantastici Quattro: Wolverine, Hulk, Uomo Ragno e Ghost Rider su Fantastic Four Volume 1 dal n. 347 al n. 349 ( dal dicembre 1990 al febbraio 1991 ) pubblicati in Italia su Fantastici Quattro da n. 105 a n. 107 ( Star Comics )

New Fantastic Four
Disegno di Arthur Adamsa
1990
© Marvel Comics
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https://www.ubcfumetti.com/enciclopedia/?11230
© CMCT e UBCfumetti
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