Giorno di elezioni per Paperopoli

Topolino 2627 e 2628
Walt Disney Italia, brossurato, 200 pagine a colori, 4 aprile 2006, € 2

Questa nota è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
l’1 aprile 2006

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Copertina di
Topolino 2627 e 2628
Disegni di Enrico Faccini e Giorgio Cavazzano
© 2006 Disney Italia

A Paperopoli è iniziata una campagna elettorale senza precedenti. Sul numero 2627 di Topolino in edicola dal 29 marzo è possibile leggere i programmi delle tre liste di Paperopoli: Vinciamo noi ( Rockerduck capolista, Clarabella, Dinamite Bla, Gastone, Nonno Bassotto, Paperina, Paperon de’ Paperoni, Rock Sassi ), Tiriamo la cinghia (Ciccio capolista, Archimede, Basettoni, Battista, Eta Beta, Nonna Papera, Orazio, Paperino ) e C’è posto per tutti ( Pippo capolista, Amelia, Brigitta, Filo Sganga, Gambadilegno, Manetta, Paperoga, Trudy ).

I simboli delle tre liste di Paperopoli
© 2006 Disney Italia

Nel numero 2628, oltre all’episodio in cui i vari candidati andranno in tv mediati dalle versioni Disney di Mentana, Vespa e Ferrara, sarà allegata la scheda elettorale per poter votare.
La campagna, aperta da Topolino in gran lustro a pagine unificate, apre uno scenario inedito: i giovani lettori sono invitati non solo a prendere coscienza dell’importanza delle elezioni ma anche a schierarsi con una lista, scartando le altre due. La scelta non è affatto semplice perchè le liste contengono personaggi per indole e carattere molto diversi tra loro, anche se si scorgono alcune affinità di massima che qualche quotidiano ha già etichettato come di destra, di sinistra o di centro.

Senza voler infilare a tutti i costi la politica del mondo reale nell’immacolato mondo Disney, se da una parte è lodevole l’intento di stemperare l’atmosfera vista in questi giorni sulle varie televisioni nazionali con l’attegiamento tipicamente giocoso dei personaggi Disney dall’altra c’è da chiedersi perché permane uno strano senso d’inquietudine nel vedere il soleggiato mondo dei paperi adombrato da un argomento che sempre più è motivo di rottura sociale come quello della politica italiana.

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© CMCT e UBCfumetti

Preacher: Texas o morte

Grandi Storie Special 1: Preacher: Texas o Morte!
Magic Press, brossurato, 200 pagine in bianco e nero, dicembre 2005, € 4,90

Questa nota è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
il 28 gennaio 2006

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Copertina di
Grandi Storie Special 1: Preacher: Texas o Morte!
Disegno di Glenn Fabry
© 1995 Vertigo – DC Comics / 2006 Magic Press

Esce in edicola, quatto quatto, un gioiellino del comicdom USA: Preacher: Texas o morte! del grande Garth Ennis, disegnato da Steve Dillon. A quasi dieci anni di distanza la Magic Press ripropone questo volume ormai famoso, un autentico caposaldo della produzione Vertigo, per il grande pubblico dell’edicola. Scelta decisamente coraggiosa, in parte per il formato ( tascabile e in bianco e nero contro quello classico del comic book ) ma soprattutto per i temi trattati. Infatti è la spietata storia di una guerra celeste le cui conseguenze si fanno sentire sul nostro piano di esistenza. Genesis, colui che è nato dal rapporto proibito tra un angelo e una demone e che fu rinchiuso perchè troppo potente, fugge e si impossessa di Jesse Custer, un prete suo malgrado, dotandolo di un potere enorme: la voce di Dio. Da quel momento la battaglia si sposta sulla Terra e tra Angeli come mai se ne erano visti, killers sovrannaturali, famiglie deviate, vampiri, corruzione, violenza e colpi di scena a raffica, conditi da dialoghi al vetriolo e situazioni esilaranti Jesse e i suoi due incredibili compagni di viaggio partono alla ricerca di Dio, nascostosi in una fattoria del Texas. Assolutamente da non perdere. Il prezzo è ridicolo: solo ( e finalmente si può scrivere senza ferire l’intelligenza di nessuno ) 4,90 euro. Speriamo escano anche tutti gli altri undici volumi. Un consiglio? Compratelo. Un altro consiglio? Non fermatevi alla superficie del racconto. E ricordate… Texas o morte!

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© CMCT e UBCfumetti

Superman: Batteria

Batteria 1
Superman Magazine 5
Play Press, spillato, 80 pagine a colori, gennaio 2006, € 3,90

Questa nota è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
il 24 gennaio 2012

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Copertina di
Superman Magazine 5
Disegno di Gene Ha
© 2004 DC Comics / 2006 Play Press

Quinto numero per il nuovo mensile della Play Press dove le novità di rilievo sono due. La prima è l’inizio dell’avventura Batteria di Greg Rucka e Matthew Clark (da Adventures of Superman numeri 627, 628 e 629 pubblicati da giugno ad agosto 2004 dalla DC Comics), un duo di autori che negli USA ha conquistato il favore del pubblico grazie a storie narrate con un vigore inusuale, illustrate da disegni eccellenti e accompagnate da una splendida copertina di Gene Ha che, per l’occasione, sfoggia uno stile che richiama Paul Gulacy e la tecnica pittorica di Tanino Liberatore. Superman/Clark Kent e Lois Lane finalmente smettono di essere di carta e assumono un’umanità a cui i lettori non sono certamente abituati. La conclusione di Batteria verrà pubblicata nel numero sei, in edicola a febbraio.
Nonostante il taglio dei redazionali abbia ancora un target adolescenziale, compare un interessante articolo sulle serie animate dedicate a Superman e alla Justice League dal 1996 in poi e a cui si è ispirata la serie a fumetti Superman Adventures. La seconda novità è l’aumento del prezzo di copertina fino a 3,90 euro ( stessa sorte subita anche da Batman Magazine ) senza aumento di pagine. Non è uno dei migliori auspici per il nuovo anno, anche se non bisogna dimenticare che all’inizio degli anni novanta proprio questa casa editrice si propose con prodotti dai prezzi elevati ma accolti con molto favore dal pubblico.
Quindi… buona fortuna Superman Magazine.

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© CMCT e UBCfumetti

Torna Savarese

Un uomo contro la mafia

Mastercomix n. 7: Savarese n. 1
194 pagine, brossurato, bianco e nero, novemre 2012, € 6,90
Editoriale Aurea
Contenete Savarese, Editorial Columba

Questa recensione è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
l’ 1 dicembre 2012

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Copertina di
Mastercomix n. 7
Savarese n. 1
Disegno di Domingo Cacho Mandrafina
© 1977 Editorial Columba / 2012 Editoriale Aurea

Riappare all’interno della collana Mastercomix della Aurea Editoriale, Savarese, serie creata da Robin Wood e Domingo Chaco Mandrafina nel 1977 in Argentina, già conosciuto dai lettori italiani perché pubblicato sul settimanale Lanciostory e ripubblicato ciclicamente dall’Eura editoriale.

Savarese è uno di quei fumetti a cui francamente non riesco a resistere. Ogni volta che è comparso in edicola o in libreria ho dovuto comprarlo. È raro trovare fumetti così: l’intensità delle storie, la complessa trama crescente, la psicologia di Giovanni che si evolve da quella di un ragazzino spaurito e senza più nulla fino a diventare quella granitica e imperscrutabile dell’Agente dell’FBI. Wood prende chiaramente spunto da Vito Corleone ideato da Puzo e portato al cinema da Coppola per creare un personaggio altrettanto determinato e, a suo modo, violento ma dedito alla lotta alla criminalità.

Johnny Savarese
Disegno di Disegno di Domingo Cacho Mandrafina
© Editorial Columba

L’epoca e il contesto della genesi dei due personaggi sono infatti identiche: un signore della mafia stermina la famiglia d’origine e per l’unico sopravvissuto non può che iniziare un viaggio lungo ed estremo, non solo geograficamente. Wood si sa è un genio nel costruire storie intricate, al pari dei ben più noti Alejandro Jodorowsky e Alan Moore e in quel primo episodio pone l’attenzione su quella che sarà la motivazione interiore estrema di Johnny Savarese: la gracilità del corpo, l’inutilità dell’intelligenza e dell’onestà di fronte alla soverchiante violenza della lupara e degli interessi dietro di essa. Giovanni viene risparmiato perché nemmeno pericoloso e questo è l’errore tremendo che il mafioso Don Fabio fa in quella terribile notte siciliana. Da quel momento questo sarà il punto di forza del protagonista: l’incrollabile fede nelle proprie capacità. Sarà grazie a questa che l’esile Giovanni Savarese diverrà il terribile Johnny Savarese, capace di sacrificare tutto per portare avanti la sua vendetta, non solo nei confronti dell’ormai decrepito Don Fabio ma anche nei confronti della criminalità organizzata tutta.

Copertina di
Lanciostory n. 5 Anno VIII
dell’8 febbraio 1982
Disegni di Domingo Cacho Mandrafina
© 1977 Editorial Columba / 1982 Eura Editoriale

L’epopea di Savarese è, come quelle di Nippur e di Dago, un gioiello dell’historieta. Le idee delle singole storie non sono mai scontate e l’amore, la passione che l’autore pone nella cura dei dettagli del contesto storico è la solita: stupefacente. Mandrafina poi, col suo tratto particolarissimo fatto di bianchi accecanti e neri totali come la notte, sembra mettere assieme una sequenza di fotografie fatte col flash. Nulla è lasciato al caso.
Un’ opera che è degna d’appartenere alla storia del Fumetto Mondiale.

Copertina di
Euracomix n. 88
Disegni di Domingo Cacho Mandrafina
© 1977 Editorial Columba / 1996 Eura Editoriale

Wood e Mandrafina, per mano di Savarese, lanciano un messaggio. Un messaggio potentissimo che, per chi come me, siciliano e cresciuto all’ombra ambigua della saga corleonese, restituisce al popolo dell’isola più meravigliosamente selvaggia e violenta del mondo quella dignità di cui necessita. Il bene trionfa sempre. Quindi non quella compiaciuta rassegnazione, quella nobilitazione dell’orrore che Coppola costruisce nei tre magnifici e sontuosi episodi de Il Padrino ma la controparte benefica, che vive anche lei nell’oscurità ma che sempre ha ragione sul male,
anche a costo di tremendi sacrifici.
Savarese è questo messaggio. La sua tragica vendetta sulla mafia è il sogno che i siciliani onesti ( molti più di quelli disonesti ) vorrebbero realizzato.

Per sempre.

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© CMCT e UBCfumetti

Iron Man: Extremis

Tutto è un virus

Collezione 100% MarvelIron Man: Extremis
Panini Comics – 144 pagine, brossurato, colori, novembre 2006, 10 €
Contenente The Invincible Iron Man 1-6 da gennaio 2005 a maggio 2006
Marvel Comics

Questa recensione è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
il 9 gennaio 2007

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Copertina di
Collezione 100% Marvel Iron Man: Extremis
Disegno di Adi Granov
© 2006 Marvel Italia / Panini Comics

Iron Man, il cyborg

Warren Ellis ha una concezione piuttosto estrema di come dovrebbero essere i super-eroi Marvel: forti e coraggiosi al limite dell’incoscienza e disposti anche a uccidere per sventare una minaccia. In questo suo narrare può addirittura calcare la mano: il suo The Punisher della linea MAX è uno dei fumetti più inutilmente violenti della costola adulta della Casa delle Idee. Questo stile particolare si sposa con quello che potrebbe essere un futuro trend della Marvel: i suoi super-eroi non sono abbastanza potenti e veloci per contrastare i loro nuovi e terribili avversari. È necessario potenziarli.

Finalmente Cyborg

Non è la prima volta che Iron Man crolla di fronte a un nemico apparentemente invincibile che gli riduce l’armatura in rottame ma è certamente la prima volta che a subire modifiche fisiche fondamentali è proprio Anthony Stark.
Di fronte a un super-soldato senza il minimo scrupoli, modificato fisicamente dal virus nanotecnologico Extremis ma mosso dalla violenza subita in un passato orrendo, la scelta è obbligata. Una sorta di Evolvi o muori! visto sulle pagine dell’Uomo Ragno, in cui Peter Parker subisce una violenta e shockante mutazione fisica solo interiore. Al contrario di Peter Parker, Anthony Stark compie una scelta estrema in modo completamente autonomo. Anzi sembra cogliere la palla al balzo per riuscire a sfruttare una tecnologia all’avanguardia persino per i suoi standards e che lo penetra innestandosi nelle ossa, nel cervello e rendendolo parte integrata all’armatura.

Per fortuna
Iron Man Extremis n. 4
Tavola 9 Vignetta 8
Disegno di Adi Granov
© 2006 Marvel Italia / Panini Comics

Esteticamente bella ma gelida

Una storia importante, un’autentica rivoluzione nella vita di Tony Stark e allo stesso tempo un’avventura non esaltante per come è presentata. Premesso che il mestiere di Ellis c’è tutto, è spiacevole constatare che la storia non lascia il segno. Sembra quasi che l’autore, quando si occupa dei super-eroi classici Marvel, lo faccia svogliatamente, come se facesse una cortesia a Joe Quesada o all’editor di turno. Nel caso specifico è inoltre affiancato da Adi Granov, un giovane illustratore dallo stile pittorico perfetto per dipingere armature e auto ma che quando è il momento di rendere espressivi i vari personaggi o di interpretare la sceneggiatura di Ellis riesce a giungere livelli appena sufficienti. Non uno spunto creativo, quindi, escludendo una tecnica pittorica ineccepibile e un supervillain veramente spietato, l’unico probabilmente a trasmettere qualcosa all’illustratore dato che è l’unico ad avere uno spessore psicologico realizzato anche graficamente.

La cosa peggiore
Iron Man Extremis n. 6
Tavola 19 Vignetta 5
Disegno di Adi Granov
© 2006 Marvel Italia / Panini Comics

Mondato da tutti i peccati

Iron Man: Extremis è un’avventura fondamentale per l’eroe in armatura. Non solo perché finalmente si strizza l’occhio alla SF di ultima generazione ( Peter Hamilton su tutti: come non ricordare gli Edenisti di Crisi della Realtà e la loro natura simbiotica con le loro astronavi senzienti? ) per permettere all’eroe più contraddittorio della Marvel di fare il salto qualitativo necessario ad affrontare i fantasmi più orrendi scaturiti dalle nuove frontiere scientifiche ma perché, con i flash-back sulle sue origini, si decontestualizza Iron Man dalla politicizzazione che lo aveva contraddistinto nei primi numeri e che sempre aleggiava sul personaggio. Inoltre termina il processo attraverso cui Tony sostituisce l’alcol con l’armatura.
Ora l’armatura è penetrata nel suo corpo oltre che nella psiche lasciando che Anthony Stark ne esca pulito e, finalmente, sereno.

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© CMCT e UBCfumetti

Demo

Un’alt(r)a concezione di fumetto supereroistico

Demo
328 pagine, bianco e nero, novembre 2006, € 18
Bottero Edizioni/Double Shot
Contenente Demo Vol. 1 1-12 pubblicati da Ait/Planet Lar

Questa recensione è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
il 6 gennaio 2007

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Copertina di
Demo
Disegno di Becky Cloonan
© 2004 Ait/Planet Lar© 2006 Bottero Edizioni-Double Shot

Il cuore libero dei mutanti

Capita sempre più spesso di leggere comics le cui storie trattano di giovani mutanti che manifestano per la prima volta i propri poteri e, purtroppo, si constata di quanto poco vengano trattate le psicologie dei singoli personaggi. Si ha sempre a che fare con ragazzini che immediatamente familiarizzano con devastanti emissioni energetiche o letture telepatiche al limite dell’imbarazzante.

Disperazione mutante

Demo si discosta in con delicatezza da questi cliché sensazionalistici, tipici del mainstream fumettistico statunitense fatto di scontri con supermalvagi e tutine aderenti e sgargianti. I protagonisti di Demo, tutti giovanissimi e disadattati, vivono la loro condizione di mutante con la frustrazione tipica dell’emarginato, dell’asociale.

Copertina di
Demo 8
Disegno di Becky Cloonan
© 2004 Ait/Planet Lar

Adolescenti che amano disperatamente e che desiderano in modo angoscioso un’ integrazione nella comunità che con la sua indifferenza li obbliga ad abbandonarsi a reazioni a volte dolcissime ma a altre volte devastanti. Quando succede che le conseguenze di queste manifestazioni energetiche uccidano involontariamente fuggono disperati in cerca di una salvezza che non può arrivare. Altre volte riescono a superare la pubertà raggiungendo una pace che è solo fittizia e che copre un passato fatto di vendette e rancori. Dodici episodi, dodici frammenti di vita disperata che partono con le prime esplosioni distruttive e lentamente, episodio dopo episodio, migrano dal racconto tipicamente mutante a momenti più rarefatti. È un lento calare verso la ballata contornata da frasi romantiche e immagini quotidiane e che culmina in un gesto finale difficile da interpretare ma comunque liberatorio.

“Mon dernier jour avec toi”
Demo 12
Tavola 20
Disegno di Becky Cloonan
© 2004 Ait/Planet Lar

Short comics

Brian Wood utilizza un metodo narrativo più legato alla letteratura americana propria di Carver e Auster quindi lontanissima dalle lunghisime saghe a cui ci hanno abituato Claremont o Lobdell e che ci regala uno stile più vicino ai gusti europei della scuola franco/belga senza però raggiungere il distacco che contraddistingue i suoi colleghi del vecchio continente. C’è una passione straziante in Demo. Passione e amore che trasudano da ogni singola didascalia, da ogni disegno.

Copertina di
Demo 11
Disegno di Becky Cloonan
© 2004 Ait/Planet Lar

Escludendo qualche leggerissima ingenuità di sceneggiatura questa sensibilità è veramente inusuale per un comic americano. Anche il tratto di Becky Cloonan colpisce. A volte ispirato ai manga, altre volte alla scuola Vertigo, quasi sempre dominato dall’uso dei retini ad esclusione degli episodi più ispirati, che sono invece sostenuti da un bianco e nero accecante, tipico del fumetto underground.

Da assaporare

Grazie alla brevità degli episodi e alle loro atmosfere decadenti il volume scivola via leggero e quasi non ci si accorge di finirlo. Solo allora è utile ricominciarlo, magari leggendo gli episodi a distanza di tempo l’uno dall’altro. In questo modo, dopo che le singole storie si sono sedimentate nella nostra memoria Marie, Steve, Samantha, Sean, James e gli altri undici ragazzini vi apparterranno intimamente
e vi sarà difficile dimenticarli.

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© CMCT e UBCfumetti

X-Men: La fine dei Grey

Il Grandissimo Chris Claremont è tornato

Gli incredibili X-Men 196
contenente Uncanny X-Men 467, 468 e 469 del febbraio, marzo e aprile 2006
Marvel Comics
Panini Comics spillato, 80 pp, colore, ottobre 2006, 3 euro

Questa recensione è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
l’ 1 gennaio 2007

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Copertina di
Ucanny X-Men 468
Disegno di Chris Bachalo
© 2006 Marvel Comics

Christopher Claremont ci regala un episodio memorabile, un’autentica pietra miliare del comicdom statunitense. Lo fa nel suo stile tipico con cui ci ha viziati ai tempi d’oro della gestione Claremont/Lee.
Rachel Grey, figlia di Ciclope e Fenice del terribile universo alternativo visto in Giorni di un futuro passato, decide di accettare l’invito dei nonni materni e di passare alcuni giorni da loro, in modo da conoscere finalmente la famiglia che non ha mai potuta vedere.

…24 secondi

Non è facile scovare storie di grande potenza narrativa scritte da Claremont dopo il suo ritorno agli X-Men. Tanti spunti buoni ovviamente, perché il maestro, non avendo perduto il suo stile particolare, si riconosce. Ma è con questo episodio che finalmente il Grande Claremont sbalordisce per intensità, ritmo narrativo e imbeccate per storie future. Costruisce un episodio dove la lieta quiete di una riunione di famiglia si trasforma in una tragedia orribile, sicuramente destinata a riflettersi in sviluppi futuri. Infatti, in appena 24 secondi, un commando Shi’ar irrompe in casa Grey e fa strage dei presenti, senza lasciare superstiti se non la povera Rachel, costretta a vivere psichicamente la morte di ognuno di loro a causa della sua potente telepatia mentre si batte disperatamente per cercare di limitare i danni. Il suo urlo psichico sconvolge gli X-Men a decine di chilometri di distanza che intervengono.

Inutilmente.

Il quindicesimo secondo
Disegno di Chris Bachalo
Uncanny X-Men 467
Tavola 19 Vignetta 1
© 2006 Marvel Comics / Panini Comics

“Suo marito, lo zio Roy, era un militare di carriera…”

La sequenza di tavole è mozzafiato, l’ingranaggio è perfetto. Il contrasto tra le didascaliche presentazioni dei parenti e la violenza efferata con cui i vari Grey vengono decimati dal commando Shi’ar è un’alchimia micidiale. Rachel vede i propri parenti con nitidezza e nel momento in cui recepisce la loro morte scopre esattamente chi erano, quali erano i loro sogni, quali segreti nascondevano. Una perdita immane, frutto di una responsabilità troppo pesante per essere accettata: i Grey sono la famiglia di Jean, la mitica Fenice che, nel momento più buio della sua esistenza, ha annientato un intero sistema solare provocando miliardi di vittime. I terrorizzati Shi’ar, appoggiati da un Warskrull, sono lì per evitare che questo si ripeta e portano a compimento il proprio incarico senza la minima remora, fino al fatidico scontro con Rachel e gli X-Men.
La conclusione è prevedibile. L’intervento degli X-Men arriva tardivo e rende inutile la strage: Rachel, il segugio, la nuova Fenice è ancora viva. Solo che ora è pronta a manifestare il suo immenso potere distruttivo.

Isolati
Disegno di Chris Bachalo
Uncanny X-Men 467
Tavola 20 Vignetta 2
© 2006 Marvel Comics / Panini Comics

Effetto domino

A corredo di tanto virtuosismo narrativo, probabilmente ispirato da un soggetto così appassionato, Chris Bachalo sbalordisce per le sequenze dall’incredibile stile cinematografico con cui illustra il massacro. Vi sono piani sequenza e controcampi e stacchi e primi piani. I personaggi, somaticamente ben distinti gli uni dagli altri, soccombono all’attacco e le loro morti sono rese graficamente in modo originale ma agghiacciante. Dinamismo in tutti i sensi, quindi. I movimenti degli X-Men sono talmente ben realizzati da risultare sinuosi ed eterei, sospesi in aria. Le luci calde di Casa Grey, tavola dopo tavola, lasciano spazio al nero della pesante cornice scenografica, al viola del teletrasporto di Nightcrawler e Psylocke e ai colori scuri tipici di un campo di battaglia notturno illuminato da lampi di energia lasciando che la storia precipiti dalla gioia di una famiglia trovata alla disperazione di perderla immediatamente e di essere la causa di tale perdita.

Luminosità…
Disegno di Chris Bachalo
Uncanny X-Men 468
Tavola 19 Vignetta 2
© 2006 Marvel Comics / Panini Comics

Mille dettagli

È impressionante la quantità di input con cui Claremont e Bachalo infarciscono questa storia. Il più evidente è il balzo che Nightcrawler compie trasportando due X-Men per cinquanta miglia, rivelando una capacità di Kurt ben maggiore della solita. Ma ben più importante è il momento finale di questa tragedia, quando Rachel condivide con un Ciclope sconvolto dalla rabbia un momento di dolore estremo fatto della consapevolezza della perdita ma anche delle durissime parole che Elaine, madre di Jean e nonna di Rachel, pronuncia alla ragazza gettando la giusta luce, cupa e disperata, sulla grande verità dei Grey: Charles Xavier, Fenice e il mondo mutante sono stati solo una sequenza di orrende tragedie per questa sfortunata famiglia. Piuttosto era meglio se Jean non fosse mai nata. Rachel sa che queste parole non sono solo frutto di rabbia ma una terribile consapevolezza.

… e oscurità
Uncanny X-Men 468
Tavola 22 Vignetta 1
Disegno di Chris Bachalo
© 2006 Marvel Comics / Panini Comics

Il buio si addensa

Questo racconto è capolavoro della saga degli X-Men. Su di esso campeggiano due figure ormai leggendarie. La prima è della povera Rachel durante il funerale, con l’espressione tipica di chi è afflitto da una conclamata depressione ma il cui potere scorre come fuoco dentro e attorno a lei e dai cui occhi zampilla una terribile energia infinitamente peggiore di quella di Fenice Nera. La seconda è sua madre Jean, la luce verso cui si incamminano le tracce psichiche dei Grey appena morti, sovrastata dalla silouette luminosa dell’uccello mitologico.

Era da dire.

Jean non è scomparsa per sempre e l’immenso potere di Fenice è destinato a riportarla nel nostro mondo. In un modo o nell’altro. Con questa visione Claremont contrappone la figlia alla madre riconducendo il lettore all’antica dualità del conflitto eterno, facendo abbracciare alla prima l’oscurità della vendetta, e pervadendo la seconda della lucentezza della speranza.

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© CMCT e UBCfumetti

Casa, dolce casa

Un altro divertissement sul tema vampiresco

Lo sposo della vampira

Dampyr 75
Sergio Bonelli Editore
brossurato, 94 tavole in b/n, luglio 2006, 2,50 euro

Questa recensione è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
il 16 settembre 2006

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Copertina di
Dampyr 75: Lo sposo della vampira
Disegno di Enea Riboldi
© 2006 Sergio Bonelli Editore

Nel castello di Monforte de Estrela a Tres-os-Montes, Portogallo, il giovane regista Roland Kirby sta girando un film dell’orrore a basso costo. La location è perfetta per scenografia e atmosfera ma il castello non è disabitato come sembra e l’arrivo del regista con il suo entourage non è del tutto casuale, come scopriranno Harlan, Kurjak e gli altri due giovani protagonisti del film.

Una famiglia unita

Continua il viaggio di Harlan le cui destinazioni si basano sull’elenco di Caleb
di possibili rifugi dei Maestri della Notte.
Casualmente la sua visita al castello di Monforte de Estrela coincide con le riprese del film e immediatamente si palesa un’aria malsana. Lo stesso regista si comporta in modo ambiguo. In effetti il film è solamente un pretesto per permettere a Roland di riunirsi a una vampira da sempre legata alla famiglia Kirby e che dimora tra le mura del vecchio maniero. Ovviamente Harlan e Kurjak si intromettono mandando a monte gli ambiziosi propositi del giovane cineasta, il tutto sullo sfondo di un imponente incendio che devasta la zona e circonda il castello rendendo l’aria irrespirabile.

Un dolce risveglio
Disegno di Alessandro Bocci
Tavola 7 Vignetta 7
© 2006 Sergio Bonelli Editore

Freschezza tra le fiamme

Non è certo la storia migliore scritta da Mauro Boselli per il suo personaggio ma certamente è un’avventura fresca, scorrevole e scritta con mestiere. Non ci sono colpi di scena e mancano le mirabolonati sequenze d’azione che hanno contraddistinto questa serie dalle altre di casa Bonelli. Nonostante questo la storia è buona e dopo l’inizio che è un rimando iconografico piuttosto chiaro al capolavoro Il crollo della casa degli Usher di Edgar Allan Poe nella versione illustrata da Richard Corben, Harlan non strafà e anzi la sua figura rimane in secondo piano rispetto alla vicenda almeno fino alla fine quando è, giustamente, risolutivo.

Una dolce castellana
Disegno di Alessandro Bocci
Tavola 87 Vignetta 3
© 2006 Sergio Bonelli Editore

Buona la figura del regista che vuole proseguire la tradizione di famiglia cercando disperatamente di congiungersi con la bellissima Charmaine, la vampira che vive isolata nel castello da secoli. Il tutto sullo sfondo di un misterioso Maestro della Notte chiamato l’Emiro. Purtroppo spiccano il completo inutilizzo di Kurjak, che pure essendo presente non non fa altro che dire poche parole, e l’ennesima assenza ingiustificata di Tesla.

Una dolce anima senza pace
Disegno di Alessandro Bocci
Tavola 27 Vignetta 2
© 2006 Sergio Bonelli Editore

Il disegno di Alessandro Bocci è, come sempre, impeccabile e non presenta sbavature di sorta. Il suo realismo e il suo tratto nitido sono sempre eccezionali e, nonostante la grande bravura dell’illustratore, sempre al servizio della storia, mai soverchianti.

Un altro piccolo tassello

Attendendo che la saga di Harlan Draka si sviluppi ulteriormente ecco un altro divertissement sul tema vampiresco. Una storia sobria, estiva, da gustarsi sotto l’ombrellone.
Magari al tramonto, sorseggiando un drink Vampiro.

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L’articolo originale si trova al link
http://www.ubcfumetti.com/dampyr/?12110
© CMCT e UBCfumetti

Conan, la leggenda

Conan da n. 0 a n. 7

Edizione statunitense:
Dark Horse da novembre 2003 a luglio 2004
Edizione italiana:
100% Cult Comics
Conan 1: La figlia del Gigante dei ghiacci e altre storie
Panini Comics – 17 x 26 cm, brossurato, 126 pagine, colore, 13 €

Questa recensione è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
il 17 luglio 2006

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Copertina di
100% Cult Comics: Conan 1: La figlia del Gigante dei ghiacci e altre storie
Disegno di Cary Nord
© 2004 Dark Horse – 2006 Panini Comics

La leggenda

Sappi o principe
che fra gli anni in cui gli oceani inghiottirono Atlantide
con le città splendenti
e gli anni dell’ascesa dei figli di Aryas
ci fu un’era di sogno
in cui reami fantastici erano disseminati nel mondo
come manti celesti sotto le stelle…

Dopo sei anni di assenza tornano finalmente anche in Italia i fumetti inediti di
Conan il barbaro.
Sono le avventure della giovinezza del barbaro cimmero: l’incontro con i Vanir, con la figlia del Gigante dei ghiacci e la sua schiavitù a Hyperborea. È la storia di un pesonaggio che nascerà barbaro e che col tempo sarà anche ladro, mercenario, predone, pirata, nomade e guerriero, fino a diventare prima generale e poi re.
Insomma diventerà un mito.

Pulp Fantasy

Conan fu inventato da Robert Ervin Howard nel 1932 per la rivista Weird Tales. Il creatore di Conan, oltre al merito di averci regalato un personaggio memorabile, è riconosciuto come il padre della Heroic Fantasy. Siamo negli Stati Uniti in piena recessione e la rivista Weird Tales è la punta di diamante di un variegato universo di pulp magazines che pubblicano materiale fantastico e dell’orrore. È un periodo di grandissimo fermento culturale, è il periodo in cui si definiscono i generi letterari ma è soprattutto il periodo di Howard Philips Lovecraft e Edgar Rice Burroughs.

Disegno di Cary Nord
da Conan 1
Tavola 3
© 2004 Dark Horse – 2006 Panini Comics

Sono loro infatti a ispirare il giovane Howard al punto che tutta la sua letteratura è permeata dai loro stili. Proprio con Lovecraft intreccerà una lunga relazione epistolare, che diverrà un libro postumo. È incredibile pensare che con solo una ventina di racconti brevi, Howard sia riuscito a conquistare tanta popolarità ma il suo successo è facilmente dimostrabile: solo di Conan nove tra collane e miniserie a fumetti, una moltitudine di graphic novels e one-shots, due film, una serie di telefilm, due serie di cartoni animati, sei videogiochi, decine di romanzi scritti da Lyon Sprague de Camp, Lin Carter e tantissimi altri autori più o meno sconosciuti. Senza contare una quantità incredibile di oggetti di vario tipo dal gioco di ruolo ai giocattoli ( NDA: questo articolo è stato scritto nel 2006: molto altro è stato aggiunto in tutti i campi successivamente a suggellare la notorietà del cimmero ).
Paradossalmente di tutta questa notorietà Howard non ne ha tratto il minimo vantaggio: a soli trent’anni, impotente di fronte alla malattia della madre, si spara lasciando queste ultime parole: “All fled, all done, so lift me on the pyre. The Feast is over, and the lamps expire ( Trad: Tutto è andato, tutto è compiuto, così ponetemi sul rogo. La festa è finita, e le lampade si spengono )”.

Disegno di Cary Nord
da Conan 6
Tavola 15 Vignetta 3
© 2004 Dark Horse – 2006 Panini Comics

Busiek il barbaro

È necessario constatare come, dopo settant’anni, la potenza evocativa delle fantastiche terre, città, civiltà, creature e figure eroiche dell’era Hyboriana siano ancora capaci di sbalordire nonostante si sia letteralmente sommersi da tantissime realizzazioni fantasy come le recenti trasposizioni di Peter Jackson delle opere di John Ronald Reuel Tolkien e all’invasione dei prodotti derivati che stiamo ancora subendo. Il merito di Busiek è stato di riuscire a personalizzare, senza tradirne lo spirito primitivo, un personaggio ormai ben definito da decenni di interpretazioni che, a loro volta, mai si sono discostate dall’originale howardiano: Lyon Sprague de Camp per la letteratura, Frank Frazetta per l’illustrazione, Roy Thomas per il fumetto e John Milius per il cinema sono stati capaci di generare modelli simili tra loro a cui tutti gli autori successivi si sono ispirati. Busiek si limita ad attualizzare il ritmo delle storie con una sceneggiatura dinamica, piena di sequenze d’azione piacevolmente cinematografiche, riuscendo a salvaguardare le atmosfere proprie delle primissime storie di Conan tha barbarian o di Savage Sword of Conan scritte dal grande Roy Thomas. Per questo motivo vedere Conan esclamare Crom (il dio principale della mitologia cimmera) dà brividi di piacere e ci fa godere ancora di un’autentica meraviglia.

Disegno di Cary Nord
da Conan 5
Tavola 10 Vignetta 3
© 2004 Dark Horse – 2006 Panini Comics

L’Uomo che viene dai Nord

In ogni caso la sorpresa del volume sono i disegni di Cary Nord. Precedentemente lo si era notato su Wolverine e Silver Surfer ma il segno di questo giovane artista canadese si è evoluto e in questa opera ricalca magistralmente quello di Frank Frazetta, il creatore dell’iconografia di Conan, autore delle splendide copertine dei romanzi di Howard per la Lancer Books ( la casa editrice che ha riproposto l’intera saga negli anni sessanta ). Aiutato dalle tecniche di colorazione utilizzate che richiamano le qualità pittoriche di quelle stupende e indimenticate copertine, Cary Nord è il degno successore di Barry Windsor Smith, John Buscema, Tony Dezuniga e Alfredo Alcala, grandi maestri dell’illustrazione che proprio al barbaro devono la propria fama.

Disegno di Cary Nord
da Conan 5
Tavola 13
© 2004 Dark Horse – 2006 Panini Comics

Silenziosi come ladri

Howard è di nuovo tra noi e con lui Conan. Sono arrivati silenziosamente come si addice a ladri avventurieri quale sono loro. Senza scalpore, senza battage pubblicitari sono tornati per rapirci con le loro gesta, il loro mondo misterioso e decadente, con i loro avversari, con le loro mostruose creature e le loro splendide donne guerriere. Nonostante le storie siano le medesime reinterpretate da praticamente tutti gli autori succedutisi nel tempo, un brivido ancora percorre la schiena di noi lettori amanti di questo genere fantastico. Questa loro storia riesce a non farci rimpiangere i racconti scritti con fervore febbrile dal padre dell’Heroic Fantasy, il grande Robert Ervin Howard.

Screenshot originale della pagina UBC contenente la recensione
originale che si trova al link
http://www.ubcfumetti.com/comics/11646
© CMCT e UBCfumetti

Ronin Hood dei 47 samurai

Ronin Hood of the 47 samurai

Edizione statunitense:
Beckett Comics/Image Comics – 2006
Edizione italiana:
Italy Comics – 17 x 26 cm, brossurato, colore, 9 €

Questa recensione è di Claudio Mauricio Crimi Trigona
ed è stata pubblicata sul sito UBCfumetti
il 24 maggio 2006

La seguente versione è riveduta e corretta dall’autore

Copertina di
Ronin Hood dei 47 samurai
Disegno di Craig Rousseau
© 2005 Beckett Comics/Image Comics – 2006 Italy Comics

Epos e leggenda nella tragedia
dei 47 ronin dediti
ad Asano Takuminokami

Giappone 1701. Asano Nagamori, giovane signore della casata di Takumi-no-kami di Ako, viene offeso pubblicamente da Kira Kozukenosuke e, in preda a un eccesso d’ira, sguaina il proprio wakizashi e attenta alla sua vita. Costretto al seppuku verrà vendicato tempo dopo dai suoi 47 samurai, divenuti nel frattempo ronin.
Il graphic novel proposto da Italy Comics è un’ottima occasione per il lettore italiano per avvicinarsi alla vicenda realmente accaduta dei 47 ronin dediti ad Asano Nagamori narrata da Jeff Amano con uno stile personale, contaminato dalle leggende occidentali.

Chushingura, il Graphic Novel

La storia dei 47 gishi ( uomini retti: così i giapponesi preferiscono chiamare questi eroi nazionali, piuttosto che usare il dispregiativo ronin cioè uomini senza padrone dalle valenze più negative ) sepolti vicino alla tomba del proprio padrone nel tempio Sengakuji, nei pressi di Tokyo, ha sempre colpito profondamente l’immaginario collettivo giapponese al punto che, già dal 1702, solo pochi mesi dopo l’accaduto, circolavano versioni più o meno fantasiose ma comunque eroiche, di questi avvenimenti.
La consacrazione definitiva avviene nel 1748 quando viene messo in scena il Kanadehon Chunshighura. Quest’opera di Takeda Izumo è arrivata praticamente invariata fino ai giorni nostri ed è la più importante testimonianza di come l’insieme di regole basate sull’onore chiamato il bushido sia la chiave di lettura con cui vanno interpertati gli atteggiamenti nei confronti della vita e delle istituzioni di gran parte dei giapponesi e, in particolar modo, dei samurai.
Anche con questo presupposto è impossibile per un occidentale comprendere il senso di profonda devozione e appartenenza che ha spinto questo popolo a risollevarsi velocemente da un conflitto dagli esiti devastanti come la Seconda Guerra Mondiale.

Ronin Hood dei 47 samurai
Tavola 1
Disegno di Craig Rousseau
© 2005 Beckett Comics/Image Comics – 2006 Italy Comics

Vendetta e onore

È iniziato il XVIII secolo e due giovani nobili vengono scelti per svolgere un delicato incarico diplomatico. A tal fine vengono affidati all’istruzione dell’alto funzionario Kira Kozukenosuke che però ha in odio Asano, uno dei due giovani. Il funzionario provoca ripetutamente il giovane che alla fine cede all’ira e sfodera la sua spada all’interno del palazzo dello shogun, contravvenendo alla regola base di non usare armi all’interno di quel luogo sacro. Per questo motivo, seguendo le regole del bushido, decide di praticare il seppuku, il suicidio rituale tramite sventramento. I samurai al servizio di Asano diventano così ronin e, scoperta la verità, decidono di vendicarlo. Attendono nascosti diciotto mesi e quando ormai nessuno si aspetta rappresaglie irrompono nella dimora di Kira e lo uccidono, portando poi la sua testa sulla tomba dell’amato padrone. Avendo portato a termine la loro missione, i 47 ronin praticano a loro volta il seppuku raggiungendo così il loro padrone. Ed è proprio la storia di questa vendetta a essere raccontata da Jeff Amano in Ronin Hood dei 47 samurai.

Avete udito qualcosa?
Disegno di Craig Rousseau
© 2005 Beckett Comics/Image Comics – 2006 Italy Comics

“Stiamo infrangendo la legge, ma rispettiamo il codice”

Tutto il bushido è racchiuso in questa frase che Oishi Kuranosuke pronuncia a Kira Kozukenosuke prima di decapitarlo. Nel folclore popolare spesso la legge è usata dai potenti per raggiungere i loro scopi personali mentre il bushido ( ma può essere anche la libertà di pensiero, il senso civico, il rispetto nei confronti altrui ) è ciò a cui l’uomo retto si affida per non perdere la propria strada, per rimanere fedele ai propri ideali. È il tema principale di tutte le tragedie, dalla morte di Socrate alla terribile esperienza di Paul Rusesabagina raccontata in Hotel Rwanda: sfidare l’orrore perché incapaci di accettare l’abuso. È ciò che Oishi fa rifiutando la condanna a morte di suo figlio Piccolo Tuono e sapendo che correndo a salvarlo avrebbe sacrificato gli altri suoi 46 ronin. È proprio in virtù del loro essere uomini retti che, compiuto il loro dovere, questi eroi accettano il seppuku: dopo quanto avevano fatto, non potevano rimanere vivi con onore. La loro vita è sacrificata ma, allo stesso tempo, la loro anima rimane immacolata. Per chi, come Kira Kozukenosuke, vive di sotterfugi meschini per distruggere il prossimo, questo sacrificio è un’orribile e inquietante minaccia nascosta nel buio essendo il gesto talmente plateale da essere da esempio per chi rimane.

Il suo destino attende
Disegno di Craig Rousseau
© 2005 Beckett Comics/Image Comics – 2006 Italy Comics

Chiarezza d’intenti e disegno pulito

Ricalcando l’opera originale e contaminandola con sensibilità occidentali Jeff Amano rende la narrazione fluida, accettabile anche per i nostri canoni, con sequenze cinematografiche efficaci e una scansione della sceneggiatura precisa e, come dovrebbe sempre essere, con un ottima gestione delle tavole. A esempio mai una volta in tutto il volume il cambio di scena spezza la pagina. I dialoghi sono semplici e diretti e mai coprono i gradevoli disegni di Graig Rousseau che è pulito e che per taglio, inquadrature, sequenze è un ibrido tra lo stile di Genndy Tartakovsky e quello del grande Frank Miller.

Un punto cardine della cultura giapponese

Ho fatto fatica ad acquistare Ronin Hood dei 47 Samurai perché il titolo attrae poco, tanto sa di parodia ma superate le prime pagine ho trovato immediatamente lo spirito di questa storia che conoscevo per aver letto La storia dei 47 ronin di George Soulié de Morant.
L’operazione di Amano è meritevole perché affronta il tema dell’onore e dei samurai con l’ottica tipica della tradizione giapponese, un popolo che è sulla bocca di tutti ma che pochi conoscono realmente.

Screenshot originale della pagina UBC contenente la recensione
originale che si trova al link
http://www.ubcfumetti.com/comics/?11289
© CMCT e UBCfumetti

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